SCAVI A2A IN CORSO MONFORTE, CON SORPRESA STORICA

di Carlo Radollovich

Considerati gli importanti reperti che un paio di mesi fa erano stati riportati alla luce durante gli scavi in corso Europa, ossia i resti delle famose Terme dell’imperatore Massimiano (un tratto di muratura e altre tracce dell’edificio), gli archeologi sono rimasti inizialmente sorpresi nell’osservare quando le potenti ruspe dell’A2A, impegnate in corso Monforte in alcuni lavori relativi al teleriscaldamento cittadino, hanno fatto riemergere una colonna antica con capitello.

In attesa che ulteriori sopralluoghi della Sovrintendenza per i Beni Archeologici possano chiarire l’epoca esatta a cui questo materiale si riferisce, sono state formulate alcune ipotesi. Esclusa la possibilità che si tratti di un manufatto di epoca romana, si pensa che la colonna possa essere postrinascimentale (addirittura cinquecentesca ?), collocata all’interno di cantine settecentesche che ora risultano completamente invase da molte macerie. Quale la possibile causa circa la presenza di questi abbondanti detriti ? Forse provocati da alcuni cedimenti strutturali di alcune case vicine o forse l’accumulo è nato a seguito di bombardamenti avvenuti in loco durante il secondo conflitto mondiale.

Una cosa è certa: la colonna non può essere prelevata dal terreno perché il suo “compito” di sostegno sembrerebbe ancora oggi irrinunciabile. E’ in ogni caso stupefacente come essa risulti ancora oggi perfettamente verticale. Di che materiale è composta ? Forse granito. Comunque, precisi accertamenti proseguono.

A proposito di rinvenimenti, in questo caso non storici, non vanno dimenticati gli ordigni bellici, inesplosi, lanciati sulla città nel corso dell’ultima guerra.  Sembra incredibile, ma a settanta anni dalla fine del conflitto si ritrovano ancora bombe nel sottosuolo milanese. Le incursioni aeree furono circa sessanta, la prima delle quali avvenne nel giugno del 1940.  Ebbene, qualche tempo fa, in via San Venerio (Rogoredo), venne recuperata una bomba di ben 500 chili, mentre non lontano da questo luogo riemersero tre ordigni incendiari del peso di 250 chili cadauno.

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