Latte in eccesso non si butta. Diventa latte a lunga da comprare!

di Remo Righi*

In un sistema industriale votato allo spreco se non riesci a vendere ciò che produci al prezzo che ritieni giusto, piuttosto lo butti via. L’esempio delle arance distrutte in Sicilia negli anni passati lo sta ampiamente a dimostrare. Ora, per fortuna, si fa strada un’idea diversa. Non distruggere prodotti che possono comunque essere utilizzati ma servirsene per aiutare chi ne ha più bisogno.

Il latte in eccesso in Lombardia, circa 90 mila quintali, che proviene da produttori che non hanno più contratti perché le industrie non lo vogliono più lavorare (verrebbe pagato a prezzi che non coprono nemmeno i costi di produzione), poteva finire distrutto. Un vero spreco! Per fortuna, è passata l’idea di trasformarlo in latte a lunga conservazione e venderlo a prezzi ridotti. Ci sono voluti gli interventi della Regione Lombardia, della Coldiretti e del Consorzio Virgilio per arrivare a questa soluzione.

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L’hanno chiamato il latte della solidarietà e l’operazione nel suo complesso ha preso il nome di “Salva stalle”. Nei prossimi tre mesi il latte in esubero sarà lavorato per trasformarlo fino a farlo diventare a lunga conservazione e poi verrà destinato al mercato e a reti di intervento sociale. La distribuzione al pubblico avverrà tramite i supermercati Bennet, Carrefour, Esselunga e Cadoro, che si sono impegnati in tal senso. «Si tratta di latte buono e sano, ma che gli allevatori sarebbero stati costretti a buttare a causa delle disdette dei contratti per il ritiro», ha spiegato Alessandro Rota, presidente della Coldiretti Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Naturalmente, la crisi del settore resta purtroppo molto forte e ne sono coinvolti almeno 15 mila lavoratori che producono il 40% del latte italiano. «Siamo riusciti a salvare delle stalle – ha spiegato l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava – e ora i consumatori possono aiutare, così come ha fatto la cooperativa Virgilio, con un gesto di grande solidarietà: facendosi carico di un problema collettivo e accompagnandolo con un’azione concreta di consumo.”

Insomma, anziché piangere sul latte che poteva essere versato e perciò distrutto, acquistatelo!

 

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