LE FERITE MILANESI PROVOCATE DALLA GUERRA

di Carlo Radollovich

Le distruzioni di case in città furono considerevoli e, poco dopo la fine del conflitto (1945), si poté calcolare che i vani completamente distrutti furono all’incirca centocinquemila, quelli seriamente danneggiati cinquantunomila.

Rovine si osservavano quasi dappertutto, ma risultavano particolarmente colpiti gli edifici tra porta Romana e porta Ludovica, tutta la fascia a nord dell’Arena, le popolose strade che sbucano in corso Garibaldi (vedi in particolare le vie Anfiteatro e Laura Solera Mantegazza) e la zona della ex Fiera Campionaria.

I monumenti e pure gli edifici storici non ebbero sorte migliore. Ricordiamo il refettorio di Santa Maria delle Grazie totalmente scoperchiato con il miracoloso salvataggio della parete sulla quale era stato affrescato il Cenacolo, assai devastati palazzo Marino, Sant’Ambrogio e la Ca’ Granda, incendiato con conseguenti crolli il Teatro alla Scala (vedi foto), molto danneggiato il palazzo Reale con la distruzione dei soffitti affrescati, bombardato seriamente il palazzo Archinto di via Olmetto con la totale scomparsa degli affreschi del Tiepolo.

Le molte altre ferite furono aggravate dai primi, frettolosi interventi per lo sgombero delle macerie. La Sovrintendenza, già alle prese con gli edifici di maggiore prestigio, non poteva essere presente ovunque e nemmeno aveva il tempo di organizzare meglio la ricostruzione di una città che aveva perso più del 35% delle sue abitazioni.

E così si assisteva al progressivo sorgere di palazzi moderni a fianco degli edifici antichi sopravvissuti. Certo, si sarebbe potuto procedere ad un restauro parziale delle costruzioni che meritavano di essere salvate, ma in quei momenti di caos edilizio, con la necessità urgente di ridare casa a chi l’aveva persa, non era facile predisporre subito operazioni ad hoc.

In ogni caso, la ricostruzione procedeva (tra la seconda metà del 1945 e il 1946) parallelamente ai primi, piccoli segnali di ripresa economica e il nuovo piano regolatore del 1953 si occupava anche della crescita della città che si andava gradatamente espandendo, tenendo conto non soltanto delle migliorate condizioni di vita, ma anche dei trasporti, dei commerci in generale e delle industrie parzialmente rimesse a nuovo.

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