Il ruolo dell’informazione nell’economia reale

A Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano, si è svolto un incontro organizzato dall’Ansa, dal titolo “Il ruolo dell’informazione tra economia reale e mercati finanziari internazionali”. Lo spunto nasce dalla decisione di Ansa di portare avanti il progetto “Elite”, sostenuto dalla Commissione Europea, per offrire alle PMI, dotate di una forte componente di imprenditorialità, innovazione e capacità di crescita, uno strumento efficace, rapido e mirato per essere costantemente aggiornate sulla situazione dei mercati nazionali e internazionali.

Ansa è in grado di farlo considerato che eroga circa 500 notizie ogni giorno, 24 ore su 24, avvalendosi di un migliaio di operatori professionisti, con 22 sedi regionali e 83 presenze in 73 paesi dei 5 continenti.

Fabio Tamburini,
Fabio Tamburini, Vice Direttore Ansa

Ha fatto gli onori di casa il Vice Direttore Ansa, Fabio Tamburini, alla presenza di numerosi ospiti, tra i quali il nuovo Presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia.

Giulio Anselmi, presidente Ansa, ha rilevato che la crisi dell’informazione è evidente. Molti giornali chiudono, non ne nascono di nuovi, i gruppi editoriali cercano con le fusioni di superare il momento di difficoltà dell’informazione cartacea. Anche nell’ambito dell’economia e della finanza, ci si rende conto che non basta fornire notizie, occorre dare senso alle cose. Di qui, l’iniziativa dell’Ansa di fornire informazioni utili all’economia reale, legata al territorio, data la sua struttura internazionale, che, ha sommessamente aggiunto, potrebbe essere sempre meno “romanocentrica”.

Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha ribadito la forza propulsiva delle 800.000 imprese che operano in Lombardia, segnalando esempi virtuosi di aziende che pochi conoscono ma sono nel loro settore tra le più quotate a livello internazionale. D’altra parte la nostra Regione, secondo il Financial Time, è tra le prime quattro aree per la strategia di attrazione degli investimenti.

Il moderatore, Fabio Tamburini, ha peraltro tenuto a sottolineare che nelle notizie trasmesse non verranno messi in evidenza solo aspetti positivi ma anche quelli meno favorevoli. Perché così deve operare una corretta informazione.

Tra i relatori, sono stati chiamati anche due rappresentanti di imprese italiane che rappresentano realtà di grande successo, come “Monnalisa”, un’azienda di Arezzo che realizza prodotti per bambini di alta qualità ed esporta in 67 Paesi nel mondo, e “Molemab”, un’industria meccanica bresciana del settore delle mole abrasive, nata nel 1961 con 3 operai e che oggi conta 160 addetti ed esporta in tutto il mondo.

L’AD dell’Ansa, Giuseppe Cerbone, ha ribadito che ogni imprese deve sottostare a una piacevole condanna, quella di mirare a uno sviluppo continuo. Occorre però superare la logica dei tagli dei costi e ragionare sempre di più sui contenuti, sulle tecnologie, sui diversi modelli di business, senza mai dimenticare l’importanza delle risorse umane. Quello che conta oggi non è l’intensità quanto la rapidità nella diffusione delle notizie.

Luigi Contu, Direttore di Ansa, ritiene che la struttura di Ansa rappresenti uno strumento al  servizio del Paese: visto il numero di notizie che Ansa è in grado di fornire. L’importanza della comunicazione è quella di collegare la rete regionale alla rete internazionale, attraverso una rassegna stampa ragionata e soprattutto usufruibile in tempo reale.

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Carlo Corsi, Gian Maria Gros Pietro, Fabio Tamburini, Matteo Arpe e Flavio Valeri

Si è poi aperta una interessante tavola rotonda che ha visto partecipare Matteo Arpe, Gruppo Sator, Carlo Corsi, Spencer Stuart, Gian Maria Gros Pietro, Intesa San Paolo, Flavio Valeri, Deutsche Bank (impossibilitato a partecipare l’avvocato Guido Rossi). I temi affrontati sono stati molti interessanti: tra questi citiamo la differenza tra notizia (gratuita, in quanto considerata una commodity) e informazione (a pagamento in quanto contiene una valutazione, un giudizio). Altro argomento interessante è stato il peso maggiore che l’opinione pubblica dà alle informazioni negative piuttosto che a quelle positive. Aspetto questo che influenza i mercati e il comportamento degli investitori.

Altre indicazioni importanti riguardano alcune statistiche provenienti dal Centro Studi Einaudi su come vengono percepite dal pubblico le notizie per gestire il proprio risparmio. Un confronto tra il 2001 e il 2015 è abbastanza impressionante. La credibilità dei giornali è scesa dal 52% al 24,7%; nel contempo Internet è salito dal 9% al 23%; la banca resta il punto di riferimento per i risparmiatori ma cala sensibilmente dal 78% al 65%. Quello che stupisce è il passaparola, cioè il parere di amici, parenti che è salito dal 37 al 47%.

Di interesse anche l’accenno al fatto che spesso le informazioni non segnalano in tempo fenomeni importanti come le bolle speculative (eccesso di domanda o di offerta che spinge in una direzione squilibrante). Gli articoli della stampa sono numerosi quando spiegano, o cercano di farlo, quello che è successo. Ma molto di meno sono gli articoli che intuiscono ciò che sta per succedere. La nuova frontiera dell’informazione, anche su questo aspetto, è ovviamente la tempestività. Naturalmente, ciò capita anche perché l’uomo ha difficoltà a cogliere certi aspetti della realtà (la citazione del Manzoni è più che congrua: il buon senso c’era ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune). Insomma, la notizia di permette di sapere, l’informazione ti permette di capire.

Come si dovrebbe trasformare l’informazione per aiutare meglio a capire l’economia e i mercati finanziari? Tutti sono d’accordo nell’individuare nella rapidità uno dei punti di forza. Ma senza dimenticare, la personalizzazione, la selezione, la possibilità di generare segnali d’allarme. Insomma, siamo alla vigilia di una catarsi dove l’informazione, che ha sempre rappresentato il potere dovrà ancor di più essere autonoma, indipendente e in grado di svolgere una funzione di analisi della realtà.

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