Andrea Appiani, re degli affreschi, stakanovista e un po’ sfortunato

di U. Perugini

Figura particolare quella di Andrea Appiani. Non sono molti i critici che si sono occupati del suo lavoro. E pensare che Appiani ha fatto un po’ di tutto: oltre a frescante (che vuol dire grandissimo realizzatore di affreschi), pittore a olio, disegnatore eccelso, autore di scenografie, regista di feste, curatore del patrimonio per Napoleone Bonaparte che lo stimava tantissimo.

Una delle cause di questo parziale oblio è anche dovuto al fatto che nel 1943, sotto i bombardamenti alleati, i suoi affreschi a Palazzo Reale subirono ingenti danni. E lì, Appiani aveva realizzato il grande ciclo dei Fasti napoleonici. Di qui, il meritorio compito portato avanti da Francesco Leone che ha ricostruito la figura di questo artista, dando la parola a una serie di documenti che sono arrivati fino a noi, ma prima d’ora nessuno li aveva analizzati così a fondo.

1. Ritratto Giulia Beccaria Manzoni - pagVII tavXI
Ritratto realizzato da Andrea Appiani di Giulia Beccaria Manzoni

Appiani era nato a Milano (1754) e aveva studiato all’Ambrosiana perché ancora Brera non esisteva. Da giovane, faticò ad emergere. Dovette attendere l’arrivo di Bonaparte che lo prese sotto la sua ala. Però, fin dai primi anni, mostrò una abilità notevole come pittore, staccandosi dallo stile barocco dell’epoca e tornando ai grandi classici come Raffaello e Leonardo ma ispirandosi anche a pittori come Domenichino, Luini, Correggio. Il suo stile andava verso una semplificazione compositiva, che teneva conto di un certo rigore nella struttura del disegno, controllando l’esuberanza cromatica.

Con l’arrivo di Bonaparte, la strada per Appiani fu più facile, anche se qualche volta non resse al confronto con il suo contemporaneo Canova. La sua caratteristica prevalente fu quella di un grande lavoratore. Fu proprio il suo impegno esagerato che molto probabilmente lo portò alla morte (un insulto apoplettico, come si diceva allora, dopo quattro anni da quell’episodio).

Appiani, definito artista “totale”, era un innovatore attento, il cui contributo alla realizzazione della Regia Galleria di Brera è stato determinante. Adesso, magari non gli si dà più troppa importanza. Un monumento a lui dedicato oggi si trova presso il book shop.

Il grosso della ricostruzione storica effettuata da Leone viene dalle cosiddette “Carte Reina”, nelle quali, oltre a repertori di informazioni piuttosto noiose, vengono fuori elementi di vita vissuta davvero interessanti. Ad esempio, Appiani lavorò molto con un suo collega Giuseppe Bossi, con il quale però spesso non correva buon sangue. Si dice che Appiani abbia giudicato l’opera di Bossi come delle “gibiginne” (intendendo gibigianne,  lavori troppo astratti ed esagerati). In risposta il Bossi fu anche più tranchant, giudicando le opere di Appiani delle “sborrate”. In realtà, Appiani sembra che dipingesse non solo con il pennello ma anche con le dita delle mani.

L'autore del libro Francesco Leone
L’autore del libro Francesco Leone

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