LA TRAGICA FINE DI UN CANTASTORIE MENEGHINO

di Carlo Radollovich

Nel 1662, il generale e politico spagnolo Guzman Ponce de Leon venne nominato governatore del ducato di Milano.

Di carattere decisamente severo e autoritario (giusto per non smentire la sua fama di inflessibile militare), amava tuttavia circondarsi di allegri cantastorie che riuscivano a strappargli qualche sorriso. Al governatore piacevano soprattutto le storie romanzate dei cavalieri di ventura e dei condottieri non iberici.

Tra i diversi cantastorie era spesso presente un certo Bertoldino, completamente cieco, il quale si esibiva pure in alcune taverne della città.

Finché Bertoldino stava sulle generali nel cantare i suoi pezzi, senza coinvolgere i “padroni di casa” ossia gli spagnoli, tutto filava via liscio come l’olio, anche al cospetto di Guzman Ponce, sempre tra applausi e grida d’approvazione.

Ma si venne a sapere che, in alcune osterie, il cantastorie descrisse con troppa enfasi la trama amorosa di un milanese che riuscì gabbare un nobile spagnolo, risultato nella circostanza più che cornificato.

Il governatore andò su tutte le furie e incaricò due gendarmi di condurre Bertoldino presso una famiglia altolocata: lì avrebbe potuto, dietro lauto compenso, cantare tutta la sua storia italo-spagnola. Ma i gendarmi, d’accordo con il governatore, lo condussero a Corte, senza che lui potesse accorgersene, essendo privo della vista. Si esibì nella sua lunga narrazione cantata e si sorprese nel notare che nessun applauso era scattato.

Udì soltanto Guzman Ponce lanciare improperi e soprattutto la frase: “Mandatelo al patibolo”. Bertoldino cercò subito di difendersi con tutte le sue buone ragioni, ma senza successo.

Il giorno dopo venne allestita una forca in pieno centro cittadino e il poveretto fu impiccato.

L’odioso inganno nei confronti del cantastorie causò secondo la leggenda alcuni guai: il boia impazzì e fu preda di visioni demoniache, i gendarmi che l’arrestarono furono trovati morti a seguito di una rissa, mentre Guzman Ponce de Leon morì qualche tempo dopo (1668) tra atroci dolori.

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