ARCHITETTURA MILANESE ANNI TRENTA

di Carlo Radollovich

L’architettura dei palazzi milanesi, circoscritta agli anni Trenta, diventa inevitabilmente espressione del regime: è monumentale, pomposa e assai appariscente.

Molti elementi decorativi come archi, colonne, lesene e timpani appaiono inquadrati molto diversamente rispetto al passato recente, soprattutto collocati in un contesto che i giovani architetti della nuova generazione (vedi Giovanni Muzio, Gio Ponti, Enrico Griffini, Emilio Lancia e altri ancora) desiderano lanciare con una spiccata grandiosità di programmi.

Osserviamo in breve alcune opere significative che contrassegnano il loro modo di lavorare. L’arengario, in piazza Duomo, iniziato nel 1937 (di Muzio, Griffino e Portaluppi) evidenzia facciate rivestite di marmo nonché una doppia serie di arcate a tutto sesto e mette in luce la forma celebrativa secondo la quale venne ideato.

Sembra che, in quegli anni, una corposa enfasi fosse ovunque presente. Anche il palazzo del Popolo d’Italia (di Muzio) non sfuggiva a questa impressione. Del resto, esso doveva rappresentare non soltanto la sede dell’allora più importante quotidiano d’Italia, ma anche la qualificata dimora del Partito nazionale fascista, ove numerose e importanti decisioni venivano prese.

Altra opera monumentale fu senz’altro la Stazione Centrale di Ulisse Stacchini, costruzione di grande impegno a conferma di quella maestosità di cui si andava sempre alla ricerca. Pure il palazzo di Giustizia (vedi foto), eretto tra il 1932 e il 1940 sotto la direzione di Marcello Piacentini, risente della prestigiosità che si voleva assolutamente raggiungere grazie allo sfrenato impiego di marmi e alla ricerca di volumi incredibilmente dilatati.

Ma la serie di palazzi che si uniformano agli stessi criteri estetici, prosegue.

Citiamo, ad esempio, quello della Banca Popolare di Milano (di Greppi e Redaelli) in piazza Meda, il palazzo del Banco di Roma (di Scoccimarro) in piazza Edison, il palazzo dell’Istituto Nazionale di Assicurazioni (di Portaluppi) in piazza Diaz, l’Angelicum (di Muzio) costruito per i frati di piazza Sant’Angelo, la sede della RAS (di Portaluppi e Gio Ponti) in corso Italia.

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