Pasqua: dov’è la pace? E il traffico d’armi continua, anche dall’Italia

di Ugo Perugini

Papa Francesco ancora una volta si è scagliato contro i mercanti di morte che alimentano l’odio omicida con il traffico di armi. Ma la gente sembra quasi ignorare questo problema.

Siamo ancora tutti scossi per quello che è accaduto in Belgio. Ma – ha detto il Papa – dietro a quel gesto, come dietro a Giuda, c’erano altri. Dietro a Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato. Dietro “quel” gesto, ci sono i fabbricanti, i trafficanti di armi che vogliono il sangue, non la pace; che vogliono la guerra, non la fratellanza.

Parlare di disarmo è la solita assurda utopia? Vorremmo ricordare che, secondo i dati Demoskopika, le esportazioni italiane di armi negli ultimi 10 anni sono state pari a 6,7 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi nei soli Paesi islamici.

L’industria italiana delle armi sembra non soffrire i colpi della crisi. La produzione di armi dà lavoro a migliaia di operai nella zona della Val Trompia (provincia di Brescia). Purtroppo però, nonostante, le leggi italiane e internazionali, pistole e fucili finiscono in paesi dove infuria la guerra o dove i diritti umani non sono garantiti. Tanto per fare esempi recenti, l’Egitto viene rifornito di armi italiane (pistole e fucili, utilizzati poi per la repressione interna, vedasi il caso Regeni), all’aviazione dell’Arabia Saudita sono state inviate bombe di fattura italiana, sganciate poi sullo Yemen (si parla di un bilancio di 6000 morti).

Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo, ha detto: “La legge 185 del 1990 sull’export di armi è nata in modo egregio e ha ispirato la legislazione internazionale ma è stata poi applicata nel modo peggiore”. Con le modifiche più recenti alla legge, sarà più difficile capire dove finiscono le nostre armi.

“Chiediamo la trasparenza dei documenti. L’export militare italiano dovrebbe essere in linea con la politica estera del nostro paese, ma negli ultimi anni la direzione è stata principalmente quella degli affari”, afferma Vignarca, presidente di Rete disarmo.

“La perdita di trasparenza avvenuta soprattutto negli ultimi anni mina alla base un controllo che invece, su un tema delicato come quello dell’export militare, è fondamentale per la nostra politica estera e per la responsabilità dell’Italia nei confitti”.

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