NEL 38° ANNIVERSARIO DEL RAPIMENTO DI ALDO MORO

di Carlo Radollovich

Quest’oggi, presso la sede scolastica di via Gallarate 15, ove con particolare cura è stata allestita un’interessante mostra documentaria e fotografica riguardante gli episodi terroristici avvenuti a Milano negli anni Settanta, si è svolta una rievocazione assai valida dei tristi e crudeli momenti che hanno colpito luttuosamente l’Italia a seguito di quanto perpetrato dalle Brigate Rosse.

Alunni e professori presenti
Alunni e professori presenti

Erano presenti: i ragazzi delle quattro classi di terza media accompagnati da alcuni insegnanti, il Dirigente Scolastico Prof. Angelo Lucio Rossi, il Coordinatore Lombardo dell’AIVITER (Associazione Italiana Vittime del Terrorismo) e Presidente della Fondazione Carlo Perini Antonio Iosa, il presidente dell’Associazione Genitori Gruppo Sportivo Pareto Massimo Speroni, il Presidente del Comitato Genitori Scuola Gallarate Maurizio Sironi e il Giornalista e Moderatore Antonio Barbalinardo.
Il Prof. Rossi ha introdotto la conferenza ricordando gli anni di feroce violenza subita dagli italiani ed è stato poi presentato un significativo video “Il Gambizzato”, una breve storia sulla vittima del terrorismo Antonio Iosa, realizzato in occasione del 35° anniversario dell’assalto Brigatista presso l’allora sede DC di via Mottarone, a poca distanza da piazza Prealpi.

Antonio Iosa, presidente della Fondazione Carlo Perini e il prof. Angelo Lucio Rossi, Dirigente Scolastico
Antonio Iosa, presidente della Fondazione Carlo Perini e il prof. Angelo Lucio Rossi, Dirigente Scolastico

Il Presidente Iosa, al centro dell’intervista filmata, ha descritto in breve la sua storia dal suo arrivo a Milano che ha definito “luogo della speranza”. Lo stesso Iosa, fondatore nel 1962 del Circolo Culturale Carlo Perini, era stato tenuto sotto il tiro della pistola da parte della terrorista Pasqua Aurora Betti assieme ad altri tre elementi incappucciati. Egli venne barbaramente gambizzato, unitamente a Eros Robbiani, Emilio De Buono e Nadir Tedeschi, mentre teneva una riunione nella ex sede DC. A seguito delle numerose ferite riportate, il Presidente Iosa dovette sottoporsi a ben trentaquattro interventi chirurgici.

La mostra sulle vittime del terrorismo
La mostra sulle vittime del terrorismo

Ma non è soltanto il ferito che soffre in tali frangenti – ha ricordato Iosa – bensì tutta la sua famiglia, i parenti e gli amici più cari.
Negli anni Settanta la violenza politica è stata particolarmente aspra, in totale spregio della nostra Costituzione che ha sempre garantito una lunga serie di valori democratici. Gli elementi brigatisti, per contro, non credevano più nella democrazia e volevano sempre combatterla criminalmente osteggiando con la forza gli avversari politici.
Si è voluto ricordare anche le principali vittime di quel terrore, citando in particolare il giudice Emilio Alessandrini e il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
“Ora – ha concluso Iosa – si desidera che i ragazzi comprendano come si debba sempre, in ogni circostanza, avere il più profondo rispetto della vita umana, mettendo in evidenza un appropriato senso di solidarietà sociale, credere nei valori nobili, educare alla legalità, evitare cattive compagnie, studiare, mai fare uso di violenza e allacciare amicizie senza incorrere in pesanti discordie.”

Momento musicale
Momento musicale

Per ricordare tutte le vittime del terrorismo, un complessino formato da tre ragazze (con la chitarra) e due ragazzi (con il flauto) hanno eseguito con molta delicatezza e musicalità il pezzo intitolato “Ballade”.
Mentre Antonio Barbalinardo ricordava che la mostra fotografica, presso la sede scolastica di via Gallarate 15, resterà aperta sino all’8 aprile, la stessa mostra verrà presentata anche presso il plesso scolastico di via Sapri, 50 il 13 aprile prossimo e lì resterà esposta fino al 29 aprile. Il Prof. Rossi chiudeva l’incontro ricordando che con la violenza, e tanto meno con le guerre, non si risolveranno mai le cose. La scuola italiana, sempre memore di ciò, sta seminando ovunque, con molta buona volontà, in nome del bene e del corretto vivere sociale. Essa confida di raccogliere a tempo debito i migliori e i più validi frutti.

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