MILANO SI RINNOVA DOPO L’UNITA’ D’ITALIA

di Carlo Radollovich
piazza duomoDopo il 1861, Milano seppe darsi un nuovo volto a cominciare dalla toponomastica.
Ad esempio, corso Francesco, nome che rievocava il triste retaggio della dominazione austriaca, fu ribattezzato corso Vittorio Emanuele, il corso di porta Orientale assunse il nome di corso Venezia e porta Tosa divenne porta Vittoria.
Si volle adottare una nuova numerazione civica abbandonando quella di Maria Teresa del 1786. Infatti, si vollero scartare i vecchi grandi numeri a quattro cifre per inserire quelli, di dimensione più ridotta, che apparivano bianchi su fondo nero, con i pari a destra di ogni singola via e i dispari a sinistra.
E l’architettura di quegli anni? Essendo tramontata l’era dei vari Piermarini, Canonica e Cagnola, non si osservava più la presenza di un caposcuola. Diciamo che si manifestò un’ampia libertà di scelta tra i vari linguaggi architettonici, con diverse ispirazioni che si rifacevano agli stili del passato. Ecco infatti rinascere alcune linee del gotico presso il nuovo Cimitero Monumentale, addirittura del rinascimento toscano, adottato per il Palazzo della Cassa di Risparmio, nonché l’arte decorativa del cotto (vedi Museo di Storia Naturale e casa di Alessandro Manzoni).
Piazza del Duomo ebbe la priorità per il suo rifacimento. L’architetto bolognese Giuseppe Mengoni presentò un progetto che raccolse numerosi consensi e fu poi approvato: piazza di 180 metri per 130, ai lati edifici con portici, la possibilità di erigere una galleria che sboccasse direttamente davanti al Teatro alla Scala, l’abbattimento degli stabili del pittoresco Coperto dei Figini (per far posto alla galleria) e del vecchio isolato del Rebecchino con tutte le sue malandate case.
Ma anche la costruzione delle strade d’accesso alla rinnovata piazza Duomo partì in parallelo: si aprì una via più larga per accedervi dal Cordusio (via Mercanti), si volle abbattere le vecchie case della Pescheria Vecchia nonché la porta dei Fustagnari.
Tutti i lavori furono conclusi entro il 1877, dieci anni dopo l’inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele, ad eccezione del terzo lato della piazza, quello prospiciente il Duomo, per sopravvenute difficoltà finanziarie.

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