LA CHIESA DI MILANO DOPO LA FINE DEL DOMINIO AUSTRIACO

di Carlo Radollovich
duomoLa fine del dominio austriaco in Lombardia (1859), salutata con comprensibile entusiasmo dalla popolazione, diede qualche grattacapo all’arcidiocesi milanese.
Diamo un breve sguardo a quanto succedeva in quegli anni in arcivescovado.
Carlo Bartolomeo Romilli, di nobile famiglia bergamasca, nominato arcivescovo di Milano da Pio IX nel 1847, fu oggetto di calorose congratulazioni da parte dei milanesi, i quali vedevano di buon occhio l’inserimento di un italiano dopo ben ventinove anni trascorsi in Duomo dal cardinale austriaco Karl Kajetan von Gaisruck. Ma le molte dimostrazioni favorevoli, inscenate dal popolo, non furono ben accolte dai soldati di Radetzky, come facilmente prevedibile. Si verificarono violenti trambusti e ci scappò il morto, oltre a numerosi feriti.
Romilli cercò di tirar dritto per la sua strada, ma dovette entro breve tempo piegarsi ai voleri di Vienna, tanto che la sua rivendicazione circa il distacco dal governo austriaco per quanto concerneva le nomine ecclesiastiche, non ebbe successo. Inoltre, da Roma non gli venne conferita la porpora cardinalizia.
Di salute assai cagionevole, subì un colpo apoplettico nel dicembre del 1857 e non fu più in grado di svolgere le sue funzioni. Moriva nel maggio del 1859.
Esattamente nel giorno in cui l’Austria veniva sconfitta dalle truppe di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III a Magenta, l’imperatore Francesco Giuseppe propose alla Santa Sede la nomina di monsignor Paolo Ballerini, noto anti-piemontese.
La sua nomina venne contestata dopo qualche giorno e lo si costrinse ad una sorta di esilio nel seminario di Monza, senza poter prendere possesso della cattedra. Questa venne affidata al vescovo ausiliare Caccia Dominioni, ma egli, dopo essersi rifiutato di celebrare un Te Deum in Duomo in onore della nascita del nuovo Stato italiano (1861), venne costretto, dopo le insistenze del popolo e anche del clero, a ritirarsi nella villa di famiglia di Cornate d’Adda. Iniziò un periodo assai critico per la Chiesa milanese.
I rapporti tra l’arcivescovado e il governo italiano iniziarono a normalizzarsi solo nel 1867, quando in Duomo fu insediata una persona decisamente ben accetta: monsignor Luigi Nazari di Calabiana. Fu tra l’altro assai abile nel tentare un concreto allentamento delle frizioni fra lo Stato italiano e la Chiesa.

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