Vui di rosada. Il libro di poesie di Spagnol in ricordo di Pasolini

di Ugo Perugini

Secondo Pier Paolo Pasolini, Tonuti Spagnol è un poeta autentico. E’ stato il suo allievo preferito alla Academiuta di lenga furlana a Casarsa e, pur ammettendo che “non è un caso di precocità” ed “è tutt’altro che un enfant prodige”, gli riconosce un dono, quello di una vena poetica autentica e limpida.

Ora Antonio (Tonuti) Spagnol è un signore in là con gli anni, in pensione da tempo. Grazie a Pasolini ha potuto studiare e ottenere successo nel mondo del lavoro, diventando dirigente in una grande compagnia di assicurazioni. Ma non dimentica il suo Maestro e gli ha voluto dedicare il libro di poesie che ha scritto.

Poesie che risalgono alla sua giovinezza ma anche recenti, perché Spagnol continua a poetare e lo fa con dolcezza e grande spirito creativo sempre legato a immagini della natura che gli sgorgano da un’anima sensibile e attenta.

Pasolini ritiene che essere poeti significhi cogliere, senza sovrastrutture, la meraviglia di essere al mondo. Sente che in questo giovane esiste quello che lui definisce lo “stato poetico” costante (lo stesso che ritrova nella fase più intimista di Pascoli: “tutta la poesia gira come un vortice d’aria intorno a quell’io che siede invisibile e solo”) e lo definisce “un caso specialissimo”.

E la lingua friulana diventa il terreno più adatto “vivo, schietto, genuino” per far nascere quel fiore profumato. Lo dice bene il poeta Zanzotto: “Le sue (di Spagnol) sono poesie di una straordinaria limpidezza, è la crescita di un fiore spontaneo”. Tonuti resta poeta anche quando lascerà la lingua friulana per scrivere in italiano. Dovunque si trovi il suo intimo linguaggio con la natura non lo abbandonerà mai. Ormai gli è entrato nel corpo, nell’anima, insieme alla nostalgia struggente per la sua terra.

L’uscita del volume di poesie “Vui di rosada” di Tonuti Spagnol (edizioni Societât Filologjiche Furlane, s.i.p.), a cura di Sergio Clarotto, a cui si deve una approfondita prefazione, è un avvenimento importante. Leggere le poesie di Tonuti, per chi, come me, non conosce il friulano, è difficile. Eppure, da subito mi sono reso conto che dovevo provare a leggerle ad alta voce. Anche in modo non perfetto che forse avrebbe fatto sorridere i madrelingua. Solo cogliendo l’autenticità dei suoni è possibile, infatti, scoprire il fascino e la musicalità di quelle note.

Certi termini, difficili da tradurre, se non con un giro di parole, mostrano la ricchezza ermetica e sonora al tempo stesso del dialetto: ad esempio, “Sidina sidina” (piano piano, silenziosamente), come nella dolcissima ode “Al nas il dì”. Altri versi appaiono eccezionalmente onomatopeici, al punto da replicare con sottigliezze vibratili le gocce che cadono rimbalzando sulla pietra della famosa fontana di Versutta  che spegne la sete “ti distudis la seit/da li fadiis di dis patis” dalle fatiche dei giorni patiti. Il battere delle “esse” finali richiamano il gocciolare lento ma insistente dell’acqua.

Anche utilizzando la lingua italiana Spagnol non cambia il suo approccio alla vita. “Non so se i miei vent’anni/sono un grido/questa sera/o un riso/lontanissimo.” E’ sempre lui che scruta il cielo come da ragazzo “ogni notte nel cielo,/sogno i segni del mio passato”. Le assonanze che il suo dialetto non gli offre più sono recuperate attraverso il gusto per certe allitterazioni. Per descrivere i sentimenti più intimi ricorre sempre a immagini della natura che coglie con attenzione e amore: “rimango appeso e nascosto/sul ramo/come un passero inseguito/da un rapace.” E scopriamo che Spagnol è stato anche un lettore di poesie. Come non ritrovare certi echi in questi versi: “stendevi la mano/fredda e inaridita” nella poesia “A Michele”?

Nelle ultime poesie “A mia moglie”, la vena poetica si stempera, è giusto dirlo, restano però come immagini suggestive ed evocative, alcuni squarci che ci riportano al Tonuti ragazzo come nella poesia “Notte”: “Sento ridere/ridere sempre più forte/e più lontano/Non so se i miei vent’anni/sono un grido/questa sera/o un riso/lontanissimo./. Un giovane che si è fatto sempre più ardito, come nell’ode “Dialogo”: “Bocca fresca di rugiada/mi si bruciano le labbra/se non ti bacio.”/. E ci piace proprio finire con questa parola magica, amata da Pasolini e da Tonuti, rugiada che nella bella lingua friulana acquista suoni e sfumature decisamente più ricche e poetiche e diventa rosada, parola davvero magica che entra, e non poteva essere altrimenti, anche nel titolo del libro.

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