“MILANO ALTA” SEMBRA REALIZZARSI, ANZI NO

di Carlo Radollovich
milano altaForse ricorderete le numerose pagine che avevamo scritto a proposito delle varie novità (o imponenti costruzioni) che erano state prospettate sull’area del “Portello”.
Come prima notizia ci fu la presentazione dell’elaborato progetto dello stadio calcistico rossonero, non andato in porto per le eccessive spese relative alla bonifica del terreno; poi l’episodio della lunga pista ciclopedonale a sette metri d’altezza (da qui il nome “Milano Alta”), affiancata nel verde da zone commerciali, negozi vari, strutture sportive, addirittura un albergo, iniziative culturali, eccetera.
Poiché il Gruppo Vitali, classificatosi al bando di un anno fa subito dietro il Milan e titolare della “Milano Alta”, intendeva costruire l’intero impianto con modifiche più costose rispetto al progetto originale, l’accordo con la Fondazione Fiera venne congelato.
Ma ora, ridimensionato il progetto oneroso, il Gruppo Vitali e la Fondazione Fiera hanno siglato un primo accordo per la realizzazione dell’opera: due anni complessivi di lavoro con la possibilità di offrire il lavoro stesso ad una squadra di circa cinquemila elementi.
Tutto pronto e già deciso per la sospirata messa in opera? Assolutamente no, perché il Comune di Milano, in tutta questa trattativa, non si è visto coinvolto. Infatti, non si sono messi sul tappeto gli argomenti relativi agli oneri urbanistici e ai possibili scomputi di spesa. Di questo il Comune è rimasto alquanto irritato. E’ però vero che la scadenza dei cinque anni di Palazzo Marino è ormai prossima. Si intendeva forse rimandare l’ufficialità dei vari colloqui con la prossima Amministrazione? Ma anche il Comitato esecutivo della Fondazione Fiera è vicino alla scadenza ed è previsto che il presidente Benito Benedini possa lasciare entro aprile.
Insomma tutto ciò che, ad una prima lettura, sembrava felicemente risolto, si troverebbe a tutt’oggi ancora nel campo delle cento pertiche… Certo, una prima parte d’intesa è stata in ogni caso raggiunta, ma quando l’intera pratica potrà finalmente essere definita?

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