“Scrivo perché non so parlare”. Il libro di poesie di Nadia Borean

di U.Perugini

“Scrivo perché non so parlare” è un libro di poesie (Otma Edizioni 10 euro) che bisogna scoprire pian piano, perché ricco di sorprese e di improvvise ispirazioni. Lo stile dell’autrice, Nadia Borean, emerge fin dalle prime parole scritte.

Mostra una sorta di reticenza che è anche pudore nel mostrare i propri sentimenti. E il primo escamotage a cui ricorre è prendere le distanze da quell’ “altra io che non conosco”. E lei che scrive o la sua mano, vista come altro da sé? “La mia penna scorre sopra un foglio di carta” (Sono poeta). Ma è ancor più esplicita quando afferma “Mi vivo nel sogno/ mi sdoppio, due io/ due vite” (Sospesa in un sogno).

 E anche l’uomo che lei si trova accanto o immagina di trovarsi accanto non è mai ben definito. E’ sfuggevole, come una immagine fantasmatica, talora inquietante “i tuoi occhi erano scuri di rabbia” (Quando ti ho incontrato) la cui presenza è incerta “vederti e non averti” (L’amore). E quei suoi gesti furtivi e ambigui “nascondevi il mio cuore in un fazzoletto” (Periferia) ce lo descrivono con una forte icasticità, in un gesto ordinario e brusco. E nasce il rimpianto per qualcosa che poteva essere e non è stato: “Ho avuto in cambio sassi gettati dal cavalcavia”.

Questa ondivaga presenza dell’amato – “a te che ti trovo appollaiato/ nei rami della mia fantasia” (Ti ho dedicato una poesia) – percorre, vibrante, tutte le composizioni. Il lettore, come la stessa protagonista, vorrebbe chiedergli di fermarsi un momento, di cercare “la sua spalla per appoggiare i suoi pensieri”. Esserci , finalmente, per giubilare un presente stretto tra solitudine, malinconia, tristezza, rimpianto, abbandono.

Ma ci si deve accontentare, come sempre, di sprazzi di vita. Un profumo di primavera “che ci graffia la pelle”(Fiori in boccio) e l’amore trova più sensuali confini “quando il tuo alito/si faceva caldo sulla mia pelle”, fino a momenti (rari) in cui sembra che l’autocontrollo, spesso esasperato, della poetessa, finalmente evapori per lasciare spazio al suo essere donna innamorata e ardente. Un verso di una bellezza sconvolgente e anche di una carica erotica forte “Tu vulcano incandescente/ io come lava scendo per i tuoi fianchi” (Trottola).

 Belle anche certe immagini che nascono da un rapporto esclusivo con la natura. (Sicilia) che “nasce e muore in un giorno” e gli uccelli che “hanno fatto del mio cielo una pista di volo”. La notte, che “mi ha accolto come un cappotto” e il vento “tramontana che fredda raccogli pezzi di cuore”.

Ma l’artista ha altre corde al suo arco espressivo quando attraverso un’operazione di immedesimazione affronta temi drammatici come quelli delle morti bianche. Ecco allora che il suo canto si fa vibrante, amaro, dolorosissimo con una chiusa che assume in sé l’angoscia vertiginosa di una morte vista dall’interno e spiazzata dall’uso anacronico dei verbi. “Ma domani non sono tornata a casa”.

Nadia Borean però sa anche sorridere. Sa cogliere della vita gli aspetti più gradevoli con un approccio che può sembrare infantile ma, al contrario, è l’inno a una leggerezza che ha dentro, forse un po’ troppo repressa. Ecco allora “Riflessi di perle”, una dolce sciarada che gioca a manipolare alcuni termini in assonanze (non sempre perfette) che però mimano un valzer a ritmi serrati quasi da sarabanda, grazioso e divertente. Fino alla filastrocca Gola, ironica tiritera, che racchiude in un sol verso la debolezza di fronte alla tentazione di un buon dolce: “era un peccato e l’ho mangiato”.

La poesia della Borean è tutta da gustare. Noi ne abbiamo sottolineato alcuni percorsi che personalmente ci hanno più coinvolto. Ma altri ne troveranno diversi nei quali potersi riconoscere.

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