Le badanti: donne socialmente importanti

di Antonio Barbalinardo

Immagine1La festa dell’Epifania del 6 gennaio scorso ha chiuso le festività natalizie del rito della Chiesa cattolica mentre, nel rito della Chiesa ortodossa, il Natale è iniziato il 7 gennaio scorso e sta proseguendo ancora con altre festività del loro rito natalizio.

Lo slittamento della celebrazione del Natale è dovuto al fatto che la Chiesa ortodossa segue il calendario giuliano mentre, la Chiesa cattolica, quello gregoriano.
Qualche giorno fa, parlando con la signora Olga, una badante di origine Ucraina, l’ho vista triste e le ho chiesto il perché, lei mi ha risposto: “Io sono qui in Italia, mentre i miei familiari sono lontani, questo m’intristisce, penso ai miei figli, ai miei genitori e al mio Paese”.
Così la casualità sul rito del Natale ortodosso mi ha portato a riflettere su quanto fanno e quale ruolo svolgono da noi le cosiddette “badanti”, e ho pensato di parlare di loro.
Penso che molti abbiano avuto a che fare o hanno conosciuto una cosiddetta “badante”, termine che non mi piace, io le chiamerei “Assistenti sociali tutto fare”.
Perché queste persone oltre che badare ai nostri anziani e a tutto quanto loro necessitano, prestano un servizio d’assistenza particolare, vanno dal medico a far prescrivere le medicine per l’anziano o l’anziana assistita e dopo devono somministrare con molta attenzione, ecco perché ritengo che hanno un ruolo molto importante e che sia opportuno chiamarle “Assistenti sociali tutto fare”.

Dadante in giro per il quartiere
Badante in giro per il quartiere

Le badanti non solo preparano da mangiare, lavano, stirano, vanno a fare la spesa, accompagnano i nostri anziani in giro in vari luoghi e nelle diverse commissioni, sono vere assistenti sociali, anche se non hanno un attestato o un titolo professionale nell’assistenza agli anziani. Loro il titolo l’hanno acquisito nello svolgere quotidianamente il lavoro d’assistenza, l’esperienza vale senz’altro forse più del titolo di studio che gli manca.
Le badanti le vediamo nelle nostre vie mentre spingono le carrozzine delle persone di ogni età, accompagnandoli ai giardini, al supermercato o nei diversi uffici.
Queste signore, la maggioranza è di un’età media che va dai quaranta ai cinquantacinque anni, in genere sono di origine dei paesi dell’est Europa: moldave, lituane, ucraine, rumene, ma ci sono anche molte filippine, peruviane ed equadoregne.
Ci si è mai chiesto del perché queste persone di età adulta sono in giro per il mondo e penso non per cercare di costruire un futuro lontano dal proprio Paese, oppure ci si è mai chiesto del perché sono soltanto donne?
Ho cercato di trovare delle risposte a questi quesiti incontrando alcune delle cosiddette badanti, dove va detto che al loro Paese non erano soltanto casalinghe, tra queste ci sono ex infermiere, ex impiegate e anche laureate, tutte costrette a espatriare per lavoro in paesi economicamente migliori del loro, e con un potere d’acquisto diverso da poter così aiutare i familiari a casa.
Nel descrivere quanto da loro riferitomi, userò dei nomi di fantasia, ma la loro storia e provenienza del paese è reale.
La signora Anna, rumena, alla domanda del perché si trova in Italia dice: “La crisi del mio Paese mi ha portato a cercare una possibilità economica diversa per aiutare la mia famiglia, da undici anni sono in Italia, ho una figlia che studia all’università”. Anna, aggiunge: “ In Romania i prezzi si sono adeguati a quelli della Comunità Europea, mentre gli stipendi sono bassi e il costo della vita è aumentato molto”. La signora Anna riferisce inoltre che nonostante tutto, lei fa questo sacrificio perché ha la soddisfazione che sua figlia può continuare gli studi per diventare Giudice, e aggiunge che la figlia è brava e tutto questo le dà la forza per resistere e continuare a lavorare stando lontana da casa.

La pausa al giardino delle badanti
La pausa al giardino delle badanti

Elena, rumena anche lei, riferisce: “Sono venuta in Italia da sola, perché per noi donne è più facile trovare un lavoro mentre un uomo è più difficile, mio marito lavora nell’edilizia, non sarebbe stato possibile qui poiché l’edilizia è in crisi”. Inoltre, aggiunge: “Una donna da sola può andare a vivere in una famiglia dove trova il lavoro e alloggio” lei è in Italia da dodici anni, ha due figli e con il suo lavoro riesce a farli studiare all’università.
Maria, moldava, è in Italia da sei anni, dice: “La crisi dei paesi sovietici e in particolare nel mio Paese ha fatto chiudere molte fabbriche, così la mancanza del lavoro mi ha costretto a emigrare, ho due figli maschi, anche se lavorano, hanno delle grosse difficoltà, così riesco ad aiutarli”.
La signora Laura, ucraina, è vedova è in Italia dal 2008 riferisce: “Al mio Paese oltre alla perdita di mio marito, avevo perso anche il lavoro a causa della crisi e dell’instabilità politica. In Ucraina non è solo precaria la situazione economica, ma la vita stessa a seguito delle forti tensioni politiche”.
La signora Olga ucraina, triste per la lontananza dal suo Paese nella ricorrenza del Natale ortodosso ha riferito: “Io nell’altra vita ero ingegnere meccanico”, riferendosi così a quand’era al suo Paese, e aggiunge: “Oggi svolgo questo lavoro e sono contenta perché cosi almeno riesco a far continuare gli studi alle mie due figlie che sono a casa”.
Dal dialogo avuto con queste persone emerge in particolare il disagio economico dovuto alla mancanza di lavoro che li costringe a emigrare e lasciare i figli, il marito, i nipotini e i propri genitori anche loro anziani.
Alla domanda cosa li fa più soffrire di questa situazione, la risposta comune è quella della lontananza dai familiari, ma di questo non vogliono parlare e nemmeno pensare. Tutte riferiscono che il solo pensare di non aver visto crescere i figli, i nipotini li fanno soffrire così come sentono la mancanza della propria casa.
All’ultima domanda di come si trovano e come sono trattate dalle famiglie dove prestano il loro servizio, tutte hanno risposto in genere bene, anche se ci sarebbero da riferire alcuni piccoli disagi ma preferiscono non parlarne perché devono comunque sempre fare in ogni modo quanto e quello che è chiesto, alla fine loro sono soltanto delle dipendenti. Ecco questo è un breve spaccato di quanto vivono e fanno le cosiddette ”badanti” anzi le “Assistenti sociali tutto fare”.
Penso che tutti noi dovremmo guardarle con più attenzione anche quando le vediamo sedute alle panchine dei giardinetti nella loro pausa lavorativa, per tutto quanto svolgono ai nostri anziani.
Le cosiddette badanti o come si vogliono chiamare alla fine si fanno carico del benessere delle nostre persone anziane.

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