MILANO NAPOLEONICA E IL VICERE’ EUGENIO

di Carlo Radollovich

Tra i mille malcontenti sopportati dai nostri concittadini dopo la duplice incoronazione di Napoleone (prima imperatore dei francesi e poi re d’Italia a seguito dell’autoproclamazione nel Duomo di Monza), vi era anche quello relativo alla mancata “promozione” di Eugenio Beauharnais.

Anche se ovviamente considerato l’ennesimo capo di una potenza straniera, sembrava all’inizio che questo principe, figlio di Giuseppina Beauharnais, futura moglie di Napoleone, potesse affermare una certa indipendenza da Parigi, avviando in Italia una serie di auspicate e positive riforme in modo del tutto autonomo.

Forse lo stesso Eugenio credeva in questa sua possibilità di governare in loco in quasi totale sovranità, ma egli non era un Bonaparte e Napoleone, sebbene lo stimasse, decise di non nominarlo re ma semplicemente viceré. In sostanza, l’imperatore faceva chiaramente intendere che tutti i più importanti provvedimenti (ed eventuali obiettivi connessi) sarebbero sempre partiti da lui.

Ciò non ostante, Eugenio fu investito di diversi poteri, poteri che misero in ombra un beniamino dei cittadini milanesi ossia il nobile Francesco Melzi d’Eril, giubilato con una carica di mera facciata, quella altisonante di Gran Cancelliere, che in pratica gli impediva di prendere decisioni di spicco.

Va in ogni caso riconosciuto che il principe Eugenio Napoleone (così ufficialmente chiamato), assolse i propri doveri con la necessaria accortezza, con giusto senso della misura e anche prudenza per tutti i nove anni che rimase in carica, dal 1805 al 1814.

Ma in ogni caso, anche se il regno era italiano di nome, rifletteva in realtà il comando a tutto tondo da parte dei francesi.

La residenza ufficiale del principe era il Palazzo Reale accanto al nostro Duomo, ma qui ci veniva solo occasionalmente, per cerimonie particolari di rappresentanza. Assieme alla moglie Augusta Amalia Ludovica di Baviera, sposata nel 1806, preferiva abitare presso la villa Bonaparte già Belgioioso (in via Palestro) oppure a Monza , in quella favolosa villa progettata dal Piermarini, considerata la Versailles della corte milanese. Il parco venne arricchito e le sale, nonché i saloni, affrescati da artisti di grido (tra cui Giocondo Albertolli, Giuliano Traballesi e Andrea Appiani, il giovane artista milanese presto nominato pittore ufficiale).

Nel 1812, la penosa sconfitta della Grande Armata, distrutta quasi totalmente durante la campagna di Russia, finì per segnare anche il destino di Eugenio.

Dopo i disordini milanesi del 20 aprile 1814, quando il ministro delle finanze Giuseppe Prina fu barbaramente ucciso dalla folla inferocita, il viceré comprese senza ombra di dubbio di essere inviso alla popolazione. Non volle più rimanere a Milano. Il 26 aprile abdicò e poco dopo si ritirò a Monaco di Baviera, assieme alla moglie, presso la villa dei suoceri.

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