I FRANCESI A MILANO (1796)

di Carlo Radollovich

Una targa apposta sulla facciata di Palazzo Serbelloni, in corso Venezia, ricorda che “Il generale Bonaparte è entrato per la prima volta in Milano con l’esercito repubblicano francese il 15 maggio 1796 e abitò in questo palazzo”.

E proprio Gian Galeazzo Serbelloni, l’anno successivo, fu nominato capo della municipalità di Milano nonché presidente del Direttorio esecutivo della Repubblica Cisalpina, facente parte, come sappiamo, di quelle “Repubbliche sorelle” (vedi quelle Bergamasca, Bolognese, Piemontese, Tiberina, giusto per citarne alcune), costituitesi a seguito dell’occupazione militare francese.

Ma come si visse nella nostra città la presenza dei francesi ? Decisamente male, in considerazione del fatto che i nostri “cugini” d’Oltralpe imposero contributi straordinari di guerra, requisirono armi, generi di lusso, cavalli e persino foraggi. E anche i pegni depositati dai cittadini al Monte di Pietà vennero incamerati  in modo del tutto arbitrario.

Purtroppo, anche i giacobini nostrani, più che mai esaltati, non persero tempo e, organizzati in squadracce, si accanirono contro le cappellette votive che in anni lontani erano state erette agli angoli delle vie, distruggendo pure molti tabernacoli.

Nel Lazzaretto, ribattezzato Campo di Marte, si costruirono alloggi per le truppe francesi e pure le targhe stradali subirono modifiche. Ad esempio, la via dei Tre Re fu trasformata in via dei Tre Alberghi (la netta impronta repubblicana cancellò l’odiata parola “Re”) e anche alcune porte furono nominate diversamente: Porta Orientale divenne Porta Riconoscenza e più tardi, quando Napoleone celebrò un’importante vittoria contro gli austriaci (1800), Porta Ticinese fu chiamata Porta Marengo.

Due anni più tardi la Repubblica Cisalpina, estesasi dopo le ultime conquiste napoleoniche, mutava nome e diventava Repubblica Italiana. La capitale designata fu Milano mentre speranze e cori d’ottimismo si inserivano tra la gente perché, per la prima volta, il nome Italia aveva fatto capolino. Si pensò che Francesco Melzi d’Eril potesse diventare presidente del nuovo Stato, ma Napoleone volle tale carica per sé, nominando il Melzi vicepresidente.

Anche la Repubblica Italiana, come quella Cisalpina, ebbe vita breve. Il territorio verrà nominato Regno d’Italia dopo che il Bonaparte, nel 1805, sarà incoronato imperatore. E il 26 maggio si cingerà il capo con una seconda corona. Infatti, dopo quella di Francia, esigerà pure quella ferrea dei re longobardi.

 

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