CARRÈ D’ARTISTES: LE NOTE E I COLORI DI NAI FANNO RIVIVERE IL CIRCO

di Ugo Perugini

Nella Galleria Carré D’Artistes in via Cuneo 5 si respira un’atmosfera diversa dal solito. C’è più allegria, non solo perché manca poco a Natale, ma anche perché è arrivata la musica, e con la musica anche un po’ della magia del circo. L’ha portata Natalia Caprili (in arte Nai), una pittrice dalle poliedriche qualità, che i colori li usa sia sulle tele, la maggior parte delle quali ispirate proprio alla vita circense, sia nelle note che suona attraverso i tasti della sua fisarmonica.

D’altra parte, Natalia è nata a Viareggio, la patria del Carnevale, e ha sempre amato l’atmosfera che si crea intorno a questo evento, i suoi costumi, la voglia di travestirsi, di cogliere il lato divertente della vita. Come, allo stesso modo, ama la musica che è una componente essenziale della sua creatività perché ogni sua opera ha quale motivo di ispirazione proprio la musica.

A questo punto, è giusto aggiungere che Natalia ha creato un suo circo, Nai & Max; potremmo definirlo un “circo portatile”, se ci passate l’affermazione, uno spettacolo “senza parole”, con musiche, suoni, marionette, personaggi di carta, legno, tessuto e altri materiali. Adatto a tutti: grandi e piccoli, con la voglia di sognare e stupirsi.

Nai trasmette immediata simpatia in chi le sta intorno, per i suoi occhi espressivi e il bel sorriso spontaneo, e merita di essere conosciuta più a fondo. Per questo, le facciamo qualche domanda.

Come nasce la tua passione per la pittura e per la musica?

Io disegno da sempre. Queste passioni le devo senz’altro a mio padre, che è un pittore naïf e suona la chitarra e ha un dono innato: saper disegnare. Dopo essermi laureata in filosofia, ho proseguito gli studi a Parigi e nel frattempo mi sono dedicata alle decorazioni delle vetrine per il Natale. A quel punto, ho pensato che dovevo fare in modo che l’inizio di questo percorso potesse  trasformarsi in una vera e propria professione.

Che cos’è per te la creatività?

Io ritengo che la creatività sia l’elemento fondamentale che può muovere una società-altra, che su di essa può fondarsi. Non si tratta di un atteggiamento distaccato dal mondo reale, un’operazione astratta o mentale, come si potrebbe pensare, implica, al contrario, impegno costante e, alla base di tutto, il piacere derivante dal “creare” per come ne è capace l’uomo. Ero a Parigi durante i recenti attentati. Avrei voluto tornare in Italia ma ho preferito restare. Volevo dare un mio contributo, per quanto piccolo, attraverso i colori vivaci e la leggerezza delle mie opere, per migliorare un po’ il clima di terrore ed angoscia che si viveva in quelle ore.

Il circo per te è un luogo particolare. Forse, addirittura, un luogo mentale. Puoi spiegarcelo?

In un recente libro sulla storia del circo che sto leggendo l’autore si chiede quale sia il fascino di questo mondo. E dà una risposta per certi versi spiazzante: la corporeità. Chi lavora nel circo, soprattutto i funamboli o gli acrobati, cerca di trascendere tutto ciò che è fisico, di rimetterlo in discussione attraverso ogni gesto, ogni esercizio, spingendosi oltre, superando quel limite oltre il quale le proprie abilità assumono dimensioni ultraterrene. E, alla fine, mi sono resa conto che questo processo è identico a quello che l’artista compie su di sé nel realizzare la propria opera d’arte.

Una delle opere di Nai, ispirata all'ambiente circense
Una delle opere di Nai, ispirata all’ambiente circense

Questa operazione però non deve essere mai vista come un gioco solipsistico, a quanto capisco. Va condiviso con gli altri, mi pare. Che ne pensi? 

E’ così. Occorre che l’artista, come l’acrobata, compia il suo lavoro con l’obiettivo di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo. E’ lui per primo che deve stupirsi, meravigliarsi, conscio che ogni progresso che compie deve essere condiviso con gli altri che osservano le sue opere o le sue esibizioni sul filo. E se lo stupore autentico e sincero che provo io riesco a trasmetterlo agli altri, ecco che ho dato un aiuto all’umanità, una speranza in più, per farcela, per superare le proprie difficoltà.

Hai anche detto che il circo è, in piccolo, un modello di società. In che senso?

E’ la società utopica che tutti dovremmo desiderare. Dove ogni persona viene accettata e accolta per quello che è. Con i suoi difetti e i suoi pregi, le sue deformità e le sue bellezze. Anzi, addirittura quelli che la società in genere rifiuterebbe,  i cosiddetti freaks, qui possono trovare ascolto e sentirsi parte importante di un disegno globale. Senza atteggiamenti pietistici o ipocriti.

Puoi fare qualche accenno alla tua tecnica pittorica?

Io in pittura mi ritengo autodidatta. Certo, ho mutuato da mio padre le tecniche ad olio tradizionali, ma poi ho cercato di emanciparmi, facendo delle sperimentazioni, manipolando materiali diversi, lane, stoffe, uncinetto. E, sotto quest’ultimo aspetto, è stato importante anche l’apporto di mia madre, un’abile artigiana. Sui miei quadri dedicati ai funamboli, il filo è un vero filo applicato alla tela. D’altronde, io penso che tra gli obiettivi della vita vi sia la capacità di mantenersi in equilibrio. E per compiere questo esercizio, nella vita come sulla pista di un circo, bisogna sempre muoversi, darsi da fare, perché perderlo, l’equilibrio, è sin troppo facile.

Si dice che il circo abbia perso il suo fascino. I bambini non ne sono più attratti come un tempo. Oggi vengono più facilmente  coinvolti da videogiochi, televisione, film in 3D. Tutte cose virtuali, se ci pensiamo.

Del circo i bambini possono fare a meno? Alla domanda potremmo rispondere sì, se consideriamo questo un divertimento come un altro, un passatempo, uno spettacolo fine a se stesso.

Una bambina, che ha acquistato un quadro di Nai, si fa fare una dedica
Una bambina, che ha acquistato un quadro di Nai, si fa fare una dedica dall’Artista

Ma il circo è davvero solo questo? O, invece, è anche un insieme pulsante di vita fatta di rumori, suoni, odori, sapori, atmosfere e corpi. Corpi che si muovono sulla scena, si camuffano come i clown per farci ridere, o si librano nell’aria come gli equilibristi, burlandosi della legge di gravità. Il circo non è forse anche un modo fantasioso di intendere la vita, di lasciare libera la creatività, di sorridere, di stupirsi, di accettare la realtà così com’è, senza sovrastrutture e senza preconcetti, proprio come ci ha raccontato Nai?

Se il circo è tutto questo, l’avervi rinunciato a quali conseguenze porterà? In altri termini, come diventeranno gli adulti di domani, che sono cresciuti senza conoscere il circo? Forse, azzardiamo, saranno persone meno felici, meno libere, più legate alle convenzioni. E tutta la società potrebbe risentirne.

Per fortuna, Nai è qui a ricordarci che lo spirito del circo è ancora vivissimo e non morirà mai.

Per conoscere meglio l’artista, che è un vulcano di idee, oltre ad acquistare le sue opere, vi consigliamo di visitare il suo bel sito. Questo l’indirizzo: http://www.nataliacaprili.com

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