ARCHITETTI ATTIVI A MILANO NEL ‘700

di Carlo Radollovich

Prima di prendere in considerazione Giuseppe Piermarini (vedi foto) nel suo interessante ruolo di urbanista (in passato ci eravamo intrattenuti solo sul Teatro alla Scala, sul Palazzo Greppi di via Sant’Antonio e sul Palazzo Belgioioso, una delle più valide espressioni dell’architettura neoclassica milanese), ci corre l’obbligo di citare due validi artisti, entrambi ticinesi, che operarono lungo la stessa linea piermariniana, mossasi evolutivamente verso il neoclassico: Simone Cantoni e Felice Soave.

Cantoni eresse il Palazzo Mellerio, in corso di Porta Romana, edificio storico in stile neoclassico, criticato appena ultimato perché non in linea con il più austero tocco neoclassicista dell’epoca, ma comunque di una simmetria perfetta, con la presenza di un curioso bugnato liscio a piano terra. La più importante opera di Cantoni è tuttavia costituita dal Palazzo Serbelloni, in corso di Porta Orientale (ora corso di Porta Venezia), ove egli unì, almeno in parte, certi accostamenti relativi al neoclassicismo francese al manierismo italiano del tardo secolo XVI.

Dopo un certo periodo di tempo trascorso a Genova (circa cinque anni), ove ricostruì con abile maestria la facciata e i saloni del Palazzo Ducale, rientrò in Lombardia. Personaggi assai noti della nostra regione, assai facoltosi, fecero a gara per poterselo assicurare. Il conte Meda gli affidò l’incarico di erigere una villa a Canzo, il conte Mugiasca volle che fosse costruita una residenza di prestigio per sé e i propri familiari a Villa Guardia (provincia di Como), i principi Rasini lo invitarono a Cavenago Brianza, anche qui per edificare una villa signorile e altri ancora. Insomma, fu costretto a svolgere un’attività professionale assai movimentata (e ben remunerata), ricca di soddisfazioni.

Felice Soave è noto soprattutto per aver posto la firma ad uno dei più validi edifici milanesi: Palazzo Bovara in corso di Porta Venezia. Elegante nel suo fronte di tre piani, con portale ad arco fiancheggiato da colonne doriche, è stato importante punto di ritrovo per numerosi aristocratici milanesi. D’estate, nel suo ampio giardino, fu sede di numerose feste e di trattenimenti danzanti, di cui si parlava a lungo nelle cronache mondane ottocentesche. Oggi è fiore all’occhiello dell’Unione Confcommercio, del Turismo e delle Professioni della Provincia di Milano.

Ma apriamo ora il capitolo relativo a Giuseppe Piermarini urbanista, meno conosciuto. Egli promosse l’apertura della via Santa Redegonda, apertura che consentì un contatto diretto tra la piazza del Duomo e la futura piazza della Scala.

Piazza Fontana fu pure sistemata dal Piermarini, sede del vecchio Verziere, area notoriamente disordinata, quasi in modo pittoresco. Il Verziere fu poi spostato più all’esterno, in piazza Santo Stefano, cosa che consentì all’architetto di sistemare piazza Fontana con un’agevole pianta a rettangolo, contornata da edifici di spicco, bene armonizzati tra loro. La fontana, prima fontana pubblica milanese, fu progettata dallo stesso Piermarini.

Ma l’intervento più importante dell’architetto urbanista fu quello relativo alla zona di Porta Orientale. L’ottimale sistemazione del corso diventò poi punto focale per la costruzione di numerosi palazzi signorili, edifici che in un certo senso finirono per “spodestare” il corso di Porta Romana e la sua storica eleganza.

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