LA “GIOVANNA D’ARCO” QUESTA SERA ALLA SCALA

di Carlo Radollovich

Il dramma lirico di Giuseppe Verdi (fu la sua settima opera), tratto parzialmente da “La Pulzella d’Orleans” del drammaturgo tedesco Friedrich Schiller, venne rappresentato per la prima volta alla Scala il 15 febbraio 1845, mentre l’ultima avvenne nel 1865 con la famosa interprete Teresa Stolz (nei panni di Giovanna), spesso applauditissimo soprano di punta nelle opere dello stesso Verdi. Fu composta in circa quattro mesi.

Questa sera, alle ore 18, sotto la direzione di Riccardo Chailly, con la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier e con gli orchestrali che torneranno ad indossare il frac, ascolteremo le vibranti voci di Francesco Meli nelle vesti di Carlo VII, di Anna Netrebko (Giovanna) e di Devid Cecconi (Giacomo), che ha sostituito il baritono Alvarez, a letto con la bronchite.

Dissero a suo tempo i critici musicali che non si trattava di un capolavoro. Probabilmente, questo loro giudizio, non certo al top, si basava sulla convinzione che il debutto non fosse stato preparato nel modo più confacente. In effetti, anche Verdi non risultò soddisfatto dei necessari preparativi, effettuati forse frettolosamente e non secondo metodi più ad hoc. E il disamore di Verdi si accentuò a tal punto da voler bandire il teatro lirico milanese per diversi anni.

Ma al di là del debutto, risultato comunque positivo anche se non eclatante, va ricordato che il soggetto dell’opera non risultava del tutto gradito al compositore, che a quel tempo prediligeva la scoperta di novità, mentre alle gesta della Pulzella si erano già ispirati alcuni musicisti come il francese Rodolphe Kreutzer e il marchigiano Nicola Vaccaj. D’altra parte l’impresario Merelli, con tanto di contratto, costringeva Verdi a comporre tre opere nel giro di pochi anni e da ciò si può desumere come la messa in scena della “Giovanna d’Arco” rappresentasse per lui una sorta di gravame.

Tagliato ogni tipo di contatto con Merelli, una volta adempiuti i doveri contrattuali, Verdi continuò tuttavia ad intrattenere buone relazioni con la nostra città, ove non mancarono gli ottimi rapporti culturali nel salotto di Clara Maffei, situato nell’attuale via Manzoni, frequentato da personaggi assai in vista come Liszt, Rossini, Balzac, Carlo Cattaneo e Massimo D’Azeglio.

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