EIGENGRAU, TRA SOLITUDINE E BISOGNO D’AMORE

di Ugo Perugini

I registi, Gabriele Di Luca e Bruno Fornasari, co-direttore del Filodrammatici, hanno portato in scena un lavoro davvero notevole, accolto con grande favore dal pubblico. Il testo della giovane autrice inglese, Penny Skinner, trova, infatti, nella trasposizione italiana, una realizzazione di alto livello, per l’immediatezza dei dialoghi, le rapide scelte sceniche, ma soprattutto per le brillanti interpretazioni dei quattro protagonisti.

Su tutti, va segnalato il complesso personaggio di Rose, che Federica Castellini ha saputo rendere in tutte le sue non semplici sfumature in modo perfetto. Senza dimenticare Valeria Barreca, che ha dato vita a una convincente e contraddittoria Cassie, Tommaso Amadio – co-direttore del Filodrammatici – e il suo Mark, abile manipolatore di sentimenti, e Massimiliano Setti, che ha restituito un’anima al timido e impacciato Tim “panciapiatta”.

Il titolo del lavoro è, in realtà, un po’ misterioso. Eigengrau in tedesco sta a significare quel colore indefinibile che l’occhio percepisce quando è in perfetta oscurità. Ma, come termine, si presta a rappresentare la difficoltà e la fragilità dei rapporti umani, che spesso procedono a tentoni, tra solitudine e bisogno d’amore, tra soddisfazione dei sensi e ricerca di affetti profondi, in una generazione che non ha più precisi riferimenti.

La storia dei quattro protagonisti della tragicommedia, rappresenta bene certi stereotipi del nostro tempo. Mark, manager di successo, ossessionato dal sesso e collezionista di donne; l’amico coinquilino, Tim, grassoccio, poco attraente, desideroso di trovare un lavoro che gli consenta di prendersi cura degli altri. E poi le due donne: Cassie, attivista femminista, apparentemente determinata a perseguire le sue idee; Rose, dolce ma caparbia fino ad essere crudele con se stessa e con gli altri, immersa in un mondo tutto suo, fatto di sogni, superstizioni, speranze.

Questi quattro personaggi, che intrecciano complicati rapporti tra loro, diventano la miscela che fa da detonatore delle contraddizioni che ognuno si porta dietro. Mark va a letto con Rose che si innamora di lui e fa di tutto per non perderlo. Ma lui la ignora e seduce Cassie, che dopo alcuni tentennamenti, cede alle sue lusinghe. Rose, per recuperare il rapporto con Mark ed entrare nuovamente in contatto con lui, seduce Tim, il suo coinquilino, che però si innamora di lei.

Il finale è pieno di colpi di scena: comici (la fellatio di Rose a Mark  come ultimo tentativo per non perdere il suo uomo), tragici (l’atto di autolesionismo di Rose, disperata per aver perso l’amore), drammatici (la rivelazione che Cassie è incinta di Mark, che continua imperterrito la sua caccia alle donne), teneri (con Tim che, finalmente potrà occuparsi di Rose che, a causa della menomazione inflittasi, ha bisogno di un aiuto).

Il lavoro si apre con una scena molto dolce: Tim parla alle ceneri della nonna morta, alla quale lui era molto affezionato, e rimpiange di non aver potuto far tutto quello che avrebbe voluto per lei. Nel finale la scena si ripete come a chiudere un ideale cerchio. Tim, che curerà Rose, ormai inferma, sembra aver finalmente trovato uno scopo nella vita, e torna a rivolgersi alla nonna morta, stringendo in mano la cassetta che custodisce le sue ceneri.

Di Rose, lui ha mutuato anche il modo fantastico e un po’ superstizioso di vedere la vita. E auspica che la nonna, che lui ricorda sulla sedia mentre fumava, gli dia un segno. Quando apre la cassetta, Tim vi troverà delle sigarette. Per lui, questo è il segno che aspettava. Mentre, in realtà, le sigarette vi erano state messe da Cassie che aveva preso quel contenitore per un portacenere. Come se l’Autrice ci dicesse che forse nella vita non ci resta altro che l’illusione.

Penny Skinner, l’autrice di Eigengrau, è una drammaturga inglese. Si dichiara femminista, anche se ormai, come dice lei, dovremmo essere nell’epoca del post-femminismo, non tanto perché quel movimento abbia già realizzato molti dei suoi obiettivi, ma, al contrario, perché si assiste a una sua evidente involuzione. Anche su questo tema, piuttosto complesso, la tragicommedia della Skynner, si sofferma e fa riflettere.

Fino al 6 dicembre al teatro Filodrammatici. Per informazioni tel. 02.36727550. Mail: biglietteria@teatrofilodrammatici.eu

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