FRANCO MASSANOVA ALLA RICERCA DI UNA PUREZZA PRIMIGENIA

di Ugo Perugini

E’ un evento importante quello che si svolgerà a partire da sabato 7 novembre presso l’Art Studio 38 di via Canonica, 38 a Milano. Si tratta dell’apertura della personale di Franco Massanova che abbiamo potuto ammirare in anteprima. Sono lavori, tutti di taglio antifigurativo, che coprono un arco temporale di oltre dieci anni e arrivano fino agli ultimi mesi di produzione dell’artista, prima della prematura scomparsa nel dicembre scorso. La mostra è stata curata da Silvio, il figlio dell’artista.

Quando si parla di Franco Massanova, la sua figura va descritta con un respiro più ampio. Non fu, infatti, solo un artista, tra i più innovativi e sensibili del nostro tempo, ma anche un insegnante e un operatore culturale impegnato che si è saputo spendere tra la sua terra d’origine e Torino dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Organizzatore di eventi artistici di livello internazionale, ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero, e gli sono stati dedicati cataloghi, come quello realizzato da Chiara Serri, e monografie importanti come il volume “Ombre di colore”, edito recentemente da Fratini. Nel suo paese d’origine, Stella Cilento, va ricordata la collezione permanente delle opere di 120 artisti internazionali, voluta fortemente da Massanova, che dovrebbe a breve diventare un Museo Civico.

Le opere dell’Artista non sono di facile lettura. Contrariamente a quanto si possa pensare, la prima sensazione che coglie chi osserva queste opere è quella giusta. E’ proprio da lì che si deve partire per cercare di scoprire il mondo dell’artista. Sto parlando di quella impercettibile e coinvolgente sensazione di trovarsi di fronte a un messaggio che ci proviene da una voce del passato.

Una voce dimenticata e un passato che risale alla notte dei tempi, agli albori della civiltà. E’ forte, infatti, il richiamo a certe pitture rupestri che sembrano miracolosamente trasposte su tela, conservando e richiamando in modo inatteso al tatto la ruvidità, l’usura della roccia vera. A noi che le ammiriamo, interessa poco che questo effetto sia frutto di un lungo e attento lavoro di stratificazioni, abrasioni, graffi e raschiature successive.

Quello che stupisce è la potenza di questi lavori. Come se Massanova si fosse trasformato in un “medium” che dal passato ancestrale riesce a trasmetterci emozioni e testimonianze di un uomo non corrotto dal progresso che ci vuole mettere in guardia. Si tratta di un anelito a una purezza primigenia, dopo la quale, come diceva Picasso, tutto diventa decadenza.

Un'altra opera tra le più significative di Franco Massanova
Un’altra opera tra le più significative di Franco Massanova

Chiara Serri parla poi nella sua critica di “costanti linguistiche”. Anche questo spunto è importante e condivisibile. Le opere di Massanova sono per certi aspetti inquietanti anche perché siamo involontariamente tentati di interpretare quei grafemi, quelle unità minime di un sistema di scrittura immaginario che cogliamo sulle tele.

Riportiamo un’altra suggestione critica che ci trova d’accordo sull’uso del nero (“abisso nero di segni”) e dei colori ai quali l’Artista ricorre, modulandoli con sapienza su una scala di valori cromatici, colti quasi nel loro divenire.

E’ vero, poi, che ogni opera sottende una energia “terragna e visionaria”, che fa trapelare in modo evidente le sue origini, ma anche la forza e la brutale essenzialità del territorio cilentano, in tutta la sua schietta fisicità, quasi a rivelarne l’intimo carattere.

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