CARNE ROSSA E LAVORATA SOTTO PROCESSO

di Carlo Radollovich
Malgrado la carne sia tuttora considerata alimento ad alto valore nutrizionale, L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), dopo aver effettuato ottocento studi epidemiologici, ha inserito in tre gruppi alcuni tipi di carne che possono contribuire a provocare conseguenze cancerose.
Nel primo gruppo entrano a far parte le carni lavorate, ossia quelle sottoposte a trasformazioni come la salatura, l’essiccazione, l’affumicatura, oppure laddove è stata prevista l’immissione di conservanti per carni in scatola, salumi, salse.
Nel secondo gruppo è stata inserita la carne rossa (manzo, maiale, vitello, cavallo, agnello), contenente sostanze che probabilmente evidenziano una relazione tra consumo e l’insorgere possibile di tumori.
Nel terzo gruppo figura la cacciagione e circa cinquecento sostanze che tuttavia non possono essere attualmente considerate cancerogene perché non si è ancora pervenuti a definitive conclusioni scientifiche.
E’ stato studiato, ad esempio, che cinquanta grammi al giorno di carne lavorata aumenterebbe il rischio di cancro al colon del 18%, mentre cento grammi al giorno di carne rossa elevano il rischio del 17%.
Sono dati che fanno riflettere, ma è importante che si pervenga ad una solida essenzialità dei vari casi, al fine di bilanciare i rischi e i benefici interconnessi (se si consumano questi tipi di carne), vagliando anche le opportune misure dietetiche alternative da suggerire.
Inoltre, la dieta per gli esseri umani deve sempre intendersi variata e bilanciata, una tipica dieta per tutti noi onnivori, prestando comunque attenzione alla provenienza delle carni stesse, preferendo ad esempio quelle in cui i conservanti siano presenti in scarsa misura.
Ed è chiaro che, rispetto a regimi alimentari che prevedono consumi di carne decisamente sostanziosi, siano da suggerire diete differenti.
In conclusione, come ci dobbiamo comportare in merito ad una corretta alimentazione ?
Non esiste motivo per creare allarmismi, come dichiarano taluni studiosi: non possiamo eliminare tout court bistecche e prosciutti dalla nostra tavola, anche se le dovute attenzioni, a favore di moderate entità di consumo, non possono essere sottaciute.

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