I VEGLIONI DEI GIORNALISTI AI PRIMI DEL NOVECENTO

di Carlo Radollovich
All’insegna di gustose storielle e di simpatiche vignette caricaturali, i giornalisti milanesi organizzarono nel 1907 il primo dei loro geniali veglioni.
Queste feste si ispiravano ai celebri veglioni organizzati dalla “Famiglia Artistica Milanese”, il più antico e prestigioso sodalizio artistico della città fondato nel 1873 per merito del poeta e pittore cremonese Vespasiano Bignami, sempre dotato di un’estrosa fantasia. Ma anche Renzo Cordara, arguto e cordiale giornalista, fu instancabile collaboratore del circolo.
E il 12 febbraio 1907, prendendo spunto da quanto organizzato in passato dalla “Famiglia Artistica Milanese” per poter garantire ai concittadini un sano divertimento, i giornalisti debuttarono al teatro Lirico con il loro esilarante veglione. Il comitato organizzatore era composto da personaggi di spicco, tra i quali Gianni Ponchielli (figlio del musicista Amilcare), Achille Beltrame (celebre autore delle copertine della “Domenica del Corriere”), gli scultori Vedani e Labò, Alfredo Ravasco, caro amico dei giornalisti, dei quali amministrò le fantastiche iniziative carnevalesche.
Il successo del primo veglione dei giornalisti, battezzato “Quarta pagina”, fu autentico e sorprendente, tanto che l’eco si diffuse non soltanto sulla stampa, come era logico attendersi, ma soprattutto tra la gente comune.
Nel 1908 non si volle mancare all’appuntamento con la festa (uno strepitoso bis), festa chiamata “Veglion Trombon”. L’organizzazione, sotto la presidenza del senatore Cesare Mangili, si rivelò carica di humour. Si tentò infatti uno strano esperimento tra mille risate: si estrasse a sorte il nome di un giovane scapolo quale candidato al matrimonio. Su questa persona salito sul palco, in realtà il collega Federico Buffon, si posò lo sguardo di numerose fanciulle in età da marito. La sorte, davvero maligna (ma non si sa fino a che punto pilotata), cadde su una donna già sposata… Lo spasso crebbe al massimo quando il marito della signora, piuttosto alterato, la prese strattonandola e uscì con lei dal teatro con gli spettatori al colmo dell’ilarità. La festa continuò tra numerosi balli piuttosto travolgenti.
Alla fine del carnevale del 1909, il fatidico sabato grasso, i giornalisti vararono il “Veglion Menabon”, nome che creò vera fortuna alla festa, tenuto conto dello strepitoso successo conseguito. Il Lirico era strapieno, ma erano altrettanto numerosi i curiosi che si affollavano all’ingresso del teatro per osservare coloro che entravano. Fu necessario l’intervento dei carabinieri a cavallo per consentire l’entrata delle persone paganti.
Per l’anno successivo (1910) ci si convinse che il Lirico non sarebbe più bastato, considerato il gran numero di richieste d’ingresso. Pertanto si volle puntare decisamente in alto: alla Scala. Grazie alle insistenze di Luigi della Beffa, consigliere delegato dell’associazione dei giornalisti, ma soprattutto per effetto della buona predisposizione del duca Uberto Visconti di Modrone, il teatro venne concesso a condizioni particolarmente favorevoli e si poté dare il via al primo veglione scaligero dei giornalisti, battezzato “Moda Italiana”. Si registrò un trionfo di vero buon gusto e di brio signorile all’insegna del tutto esaurito.

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