Riaperti i giochi immobiliari per l’area del Portello?

di Carlo Radollovich

Ricordiamo la prolungata trattativa concernente i vecchi padiglioni 1 e 2 della ex Fiera di Milano, trattativa che vedeva al centro delle operazioni la squadra del Milan, la quale aveva vinto la gara per poter realizzare uno stadio al Portello, facendo esplodere in anteprima un vero compiacimento da parte dei tifosi rossoneri.
Ma improvvisamente, in data 3 agosto, il Milan rimetteva il tutto in discussione, contestando l’addebito di un importo quasi stellare, relativo alle spese di bonifica del terreno.
La situazione si trova oggi in completo black out, anche se non è detta l’ultimissima parola in chiave rossonera: infatti un possibile compromesso tra i presidenti Berlusconi e mister Bee, non escluderebbe la ripresa delle negoziazioni con la Fondazione Fiera. E però, oggi, siamo ancora nel campo delle cento pertiche, come dicevano i vecchi milanesi quando la conclusione di certe pratiche andava per le lunghe.
C’è comunque una novità riguardante le imprese che si erano classificate in coda nella circostanza del bando, ossia il Gruppo Vitali per il progetto “Milano Alta” (una striscia ciclopedonale sollevata da terra, immersa nel verde, con a lato una struttura alberghiera) nonché la ditta Prelios con il progetto “Magnete” (un parco altamente tecnologico). Queste aziende hanno infatti espresso il desiderio di poter tornare alla carica, riprendendo le trattative. Rammentiamo che la Vitali aveva a suo tempo offerto un canone annuo di 4 milioni di euro dichiarandosi disposta a sostenere l’intero onere riguardante la bonifica del terreno, mentre la Prelios offriva 2,7 milioni di euro senza tuttavia impegnarsi sulle necessarie operazioni da avviare in loco poiché, secondo la stessa, mancavano ancora studi precisi sull’intera area.
Rimarrebbe sul tavolo un’ultima soluzione, per il momento del tutto ipotetica: rifare il bando. Ma vi è a questo proposito da considerare che il presidente di Fondazione Fiera, Benito Benedini, è quasi giunto alla scadenza del suo mandato e il riproporre il bando comporterebbe un inatteso blocco dell’intera pratica immobiliare.
Come si concluderà questa lunga e delicata trattativa d’affari? Speriamo che non si risolva secondo la logica che prevede un “rilancio” alle calende greche.

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