GLI ULTIMI GIORNI DI GIUSEPPE VERDI

di Carlo Radollovich
La morte del grande maestro, avvenuta il 27 gennaio 1901, era stata ricordata da numerosi servizi della Rai andati in onda nel 1951 in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa.
Era stata trasmessa una serie di interessanti notizie relative al suo ultimo soggiorno nella nostra città, esattamente presso il Grand Hotel et de Milan. Si seppe che la sera del 20 gennaio egli aveva pranzato come d’abitudine in albergo scegliendo cibi raffinatissimi che apparivano in una lista tipo cartoncino, su cui erano leggibili le iniziali di Verdi. Insomma, un delicato menu preparato quasi esclusivamente per lui.
Nel pomeriggio, giocò una partita a carte, a scopa, con Arrigo Boito, l’avvocato Campanari e la fedele amica Teresa Stolz. Poi una breve passeggiata a piedi e la cena. Si coricò abbastanza presto, perché aveva un impegno di lavoro nelle primissime ore del mattino.
L’indomani, mentre si stava vestendo per uscire in carrozza, una sorta di improvvisa paralisi cerebrale lo rovesciò sul letto, incapace di profferire parola e completamente immobilizzato. Da quel momento, il maestro lottò strenuamente, con tutte le sue forze, per tentare di sopravvivere. Ma ogni speranza, come dichiaravano i medici, sembrava purtroppo perduta.
La notizia sulla gravità della sua salute fece il giro di Milano e i giornali uscirono con edizioni straordinarie, mentre numerosi milanesi chiesero all’hotel di esporre con una certa frequenza, all’ingresso, i vari bollettini medici per essere costantemente informati. Tutta Italia, sui fili del telegrafo, veniva messa al corrente sulle sue condizioni di salute e, per sette giorni, si verificò un ansiosa e continua richiesta di notizie da ogni dove.
Come già più volte raccontato dai quotidiani, le vie intorno al Grand Hotel et de Milan furono cosparse di paglia e anche di segatura per attutire ogni rumore proveniente dalle strade.
Richieste di intervento sanitario furono lanciate a diversi illustri clinici e forse il più noto, il professor Pietro Grocco (1861 – 1916), arrivò da Firenze il più presto possibile. Il re Vittorio Emanuele III, da pochi mesi salito al trono, pregò il prefetto di Milano di tenerlo costantemente informato. E in effetti, furono tre i telegrammi giornalieri inviati dalla prefettura al monarca.
Ma il destino del grande maestro era ormai segnato: spirò alle 2,50 del 27 gennaio.

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