AUTOMOBILISMO E BREVE STORIA DELL’A.C.I.

di Carlo Radollovich
L’Automobile Club d’Italia ha difeso in questi giorni a spada tratta, unitamente al presidente della Lombardia Maroni e ad altre autorità italiane, la futura presenza dell’autodromo di Monza nelle gare di Formula 1, autodromo che rischia di non ospitare il Gran Premio automobilistico per il prossimo settembre.
In effetti, la richiesta ai gestori da parte di Bernie Ecclestone, patron che controlla con le sue società il campionato delle più prestigiose corse automobilistiche mondiali, si basa sull’iperbolica cifra di 25 milioni di euro a stagione. La controfferta, da valutare in tutte le sue componenti, potrebbe arrivare, al massimo, a 15 milioni. Ma il tutto è ancora in fase di elaborazione piuttosto complessa e si spera comunque che si giunga ad una giusta ed equa soluzione.
All’inizio accennavamo brevemente all’A.C.I e forse i nostri lettori gradirebbero sapere alcune notizie sulla storia di questa istituzione.
Nel lontano 16 marzo 1897, un autentico gruppo di pionieri (da Giuseppe Ricordi al barone Alberto Franchetti) si riunirono a Milano per fondare il primo club italiano dell’automobile, subito battezzato Club Automobilisti Italiani. In tutta Europa, all’epoca, ne esistevano soltanto due: in Francia e in Gran Bretagna.
Proprio agli inizi del 1897, il Consiglio Comunale della città di Milano votava un’assurda norma che obbligava i pochi possessori di automobili a munirsi di uno speciale permesso contenente l’esatta descrizione delle strade che avrebbero percorso. Ma il Club Automobilisti Italiani fece sentire la propria voce con molta autorevolezza contro tale disposizione, tanto che le istanze furono accolte, con conseguente cancellazione della norma davvero insensata.
Il 25 maggio dello stesso anno, l’A.C.I. fissò la propria sede al civico 6 di via Giulini e poco dopo organizzò la prima corsa automobilistica: Arona-Stresa e ritorno.
Il 15 novembre 1898 si costituì L’Automobile Club d’Italia e nel 1903 Milano poteva già contare su 194 associati (citiamo alcuni nomi noti: Crespi, Fraschini, Modiano, Sonzogno, Confalonieri, Tosi) contro i 178 di Torino.
Nel 1904 ci si rese conto che gareggiare su strade per la maggior parte non asfaltate poteva causare numerosi pericoli per pedoni e carrozze e, da quell’anno, si ipotizzò di creare un autodromo fuori Milano, tra Gallarate e Somma Lombardo. Ma non se ne fece nulla.
Solo nel 1922 si scelse Monza e si celebrò contemporaneamente l’anniversario del venticinquesimo dalla fondazione dell’A.C.I.
I lavori iniziarono il 15 maggio e l’opera si concluse rapidamente, in appena centodieci giorni, grazie alla perfetta coordinazione dei lavori impostata da Arturo Mercanti, allora direttore dell’Automobile Club di Milano.
Ed ecco “ruggire” il primo Gran Premio, per vetture da 2000 cc, scattato il 10 settembre 1922, con la presenza di oltre centomila persone. Particolarmente avvincente il duello tra i piloti Nazzaro e Bordino (entrambi su auto Fiat) che entusiasmò il pubblico. Vinse Bordino.
Ora tutti ci auguriamo che il tifo dei molti appassionati di automobilismo non venga frustrato, a Monza, dalle esose pretese del signor Ecclestone. Confidiamo nel prestigio di un autodromo la cui storia quasi centenaria non merita stroncature di nessun genere.

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