UN COGNOME CINESE NOTO A MILANO: HU

di Carlo Radollovich

Abitavo molti anni fa in via Carlo Maria Maggi, poco dietro l’Arena civica, a due passi da quel popoloso quartiere che già veniva definito China-Town.

Si andava tutto sommato d’accordo con i laboriosi cittadini dagli occhi a mandorla, i quali, già dagli anni Trenta, cominciavano a giungere in zona, da Shangai o giù di lì, con famiglie inizialmente poco numerose. Per le persone che avevano accettato la religione cattolica, la parrocchia della Santissima Trinità aveva addirittura predisposto, saltuariamente, la celebrazione di una santa messa in lingua cinese. Mio padre (due anni di servizio militare di leva presso la legazione italiana di Chongqing, sul fiume Yangtse), riusciva ad imbastire con loro, completamente a digiuno di italiano, elementari colloqui in lingua cinese.

Sempre attivi, ancor prima di aprire alcuni negozi di borsetteria e pellami vari in via Canonica, essi si erano specializzati in diversi tipi di vendita ambulante, soprattutto cravatte. Gli inizi furono particolarmente duri perché i prodotti offerti non venivano particolarmente apprezzati.

Si osservava spesso la presenza di un laborioso lavoratore (seppi più tardi che si chiamava Hu), per l’appunto operativo nel settore cravatte, ed esercitava il suo mestiere con tenacia malgrado gli inizi poco incoraggianti, come si accennava. Ma, col tempo, il volume dei suoi affari (non solo relativi alla seta) aumentava decisamente tanto che riuscì ad aprire in loco un piccolo supermercato.

In seguito, il signor Hu riuscì a collocare decine di parenti in alcuni settori di lavoro ed essi si introdussero gradualmente in diverse attività, tra cui quelle alimentari e sartoriali. Ma riuscirono anche a sfondare, a Milano e in periferia, nel campo dei casalinghi e niente meno che nella ristorazione.

E così, la stirpe degli Hu, un cognome tutt’altro che raro in Cina (raffrontabile con i nostri Brambilla, Colombo e Pozzi) si è inserita assai bene tra i meneghini. Ben pochi pensano di ritornare in futuro nell’originaria Cina. Anzi, si desidera che figli e nipoti possano continuare a risiedere a Milano, con una sorpresa: le unioni miste risultano sempre più diffuse.

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