Un interessante piano per il dopo Expo

di Carlo Radollovich 

Ecco una serie di ipotesi per quelle strutture che continueranno ad esistere, solo in parte modificate con eventuali ritocchi strutturali, dopo il termine della manifestazione.

Si pensa tra l’altro di tenere in vita i vari punti di ristoro, da quello creato da Farinetti (vedi Eataly) agli spazi occupati dalla Cir. Poi sarà riservata una start up dedicata ai giovani mentre altri locali saranno dedicati all’arte, sempre per i giovani, come avvenne in Cina subito dopo la chiusura dell’Esposizione di Shangai.

E che ne sarà del tanto decantato Padiglione Zero? Pare che non sussistano dubbi: continuerà a far parlare di sé anche dopo il 31 ottobre. Saranno previste solo lievi rettifiche interne. Lo stesso dicasi per gli spazi di Media Centre, i quali continueranno a svolgere un’interessante funzione e cioè una valida presenza museale che abbraccerà  una serie di oggetti relativi a quelle nazioni che hanno esposto i loro prodotti all’Expo.

Ma anche la ben nota Cascina Triulza non morirà e continuerà ad attrarre, così si spera, numerosi visitatori.

È stata poi elaborata un’idea, del tutto azzeccata, per l’Open Air Theatre: si vorrebbe trasformarlo in un vero e proprio Teatro Tenda, spazio di spicco per eventi di alta risonanza e assai comodo da raggiungere (anche con mezzi pubblici). Si ritiene che si potrà contare su una buona affluenza di pubblico, anche perché situato ben lontano dal caotico centro cittadino.

Insomma, oltre ai necessari lavori di smantellamento per quei padiglioni esteri che le nazioni interessate vorranno riprendersi (il commissario Sala ha già dato la propria disponibilità in qualità di supervisore delle varie operazioni), si pensa in effetti di salvaguardare le opere italiane che meritano di restare in vita, soprattutto quelle che si vorrebbe destinare al mondo dei nostri giovani, creando contemporaneamente fonti di lavoro.

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