MARIO BERNARDINELLO, UNA GRANDE RETROSPETTIVA PERSONALE

di Ugo Perugini

E’ stata inaugurata sabato 22 agosto alla Galleria Arte Passante della Stazione Porta Vittoria la personale di Mario Bernardinello con numerose opere della sua produzione artistica di quarant’anni (fino al 31 agosto). Un’occasione unica per cogliere la parabola evolutiva di questo pittore, riconosciuto anche a livello internazionale, e per verificare le sue scelte, i suoi azzardi, i suoi approdi, che ne fanno, tra l’altro, uno dei più significativi esponenti del Transvisionismo.

L’occasione dell’evento la fornisce il Progetto Arte Passante, organizzato dall’associazione Le Belle Arti, con il patrocinio del Comune di Milano – zona 4, il contributo della Fondazione Cariplo e la collaborazione delle Ferrovie dello Stato. Un’iniziativa che riguarderà anche altre Stazioni del Passante e che, come sostiene il responsabile Guido M. Poggiani, ha lo scopo di avvicinare la gente, e soprattutto i più giovani, alla cultura nelle sue varie forme, dalla pittura alla poesia, dal fumetto alla letteratura, favorendo incontri, laboratori, corsi, performance dal vivo.

Il critico d’arte Gian Luigi Guarneri ha presentato brevemente la figura di Mario Bernardinello (che firma Bernard le sue opere), sottolineando il percorso compiuto dall’artista dagli anni ’70 ad oggi, in un excursus artistico sofferto, spesso non lineare, ma sempre orientato alla ricerca spasmodica di una propria, autentica, potenzialità espressiva.

Si parte con le prime opere figurative, dai colori spenti, cupi, tetri fino all’incursione nell’espressionismo di derivazione tedesca (Erich Heckel) per arrivare a un avanguardismo che cerca con forza di superare la figura per realizzarsi nella ricerca del colore. Dopo una sospensione della attività pittorica durata 10 anni, il tempo della crisi creativa che lo porta a ripensare alle sue scelte espressive, Bernardinello riesce a cogliere il senso dell’astrattezza pura (apeiron), riscoprendo il valore fondante del colore, della potenza cromatica, spingendosi alla ricerca della soddisfazione di un bisogno tridimensionale, “quasi scultoreo” dei suoi quadri.

Nel suo lavoro sui colori, Bernardinello è un precursore apprezzato internazionalmente. L’Università di Wichita nel Kansas lo chiama per tenere alcune lezioni sulla sua esclusiva tecnica: l’astratto caldo, ottenuto passando un ferro da stiro caldo sul colore appena steso. I risultati sono particolarmente suggestivi: la soluzione luministica carica le opere di una lucentezza, di una cangianza, di una iridescenza del tutto particolari.

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Lo stesso Bernardinello ha sintetizzato quel lungo periodo di inattività come una “autosospensione” in attesa di una nuova carica creativa. E questa, lo confessa, gli arrivò dall’entusiasmo dei giovani writer della street art che dipingevano sui muri della città. Grazie al loro spirito competitivo, al loro desiderio di lasciare “un segno personale” del loro passaggio, riacquista la passione per il colore e la sintesi estrema della forma.

E’ ancora l’artista a confessare che l’uso del ferro da stiro per stendere i colori sulla tela fu all’inizio un gioco, trasformandosi solo dopo in una vera e propria tecnica originale. Egli svela anche la ricerca che lo ha portato a scoprire un materiale simile al cemento e al lattice che spalmato sulle tele può essere lavorato con facilità, senza che si sfaldi nel tempo.

Anche perché l’arte è creatività ma anche, e soprattutto, tecnica, sperimentazione e scoperta. In questo, occorre dirlo, Bernard non è secondo a nessuno.

 

 

 

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