ANCHE A BRERA ARRIVA UN MANAGER STRANIERO

di U. Perugini

Tra i nuovi direttori dei principali musei italiani, resi noti qualche giorno fa dalla commissione guidata da Paolo Baratta, sono stati selezionati diversi operatori culturali stranieri, preferiti ai manager nostrani. Scelta tecnica sulla quale si può riflettere ma che ci auguriamo possa essere considerata adeguata alle esigenze delle nostre strutture museali.

A Milano, ad esempio, la Pinacoteca di Brera sarà guidata da James Bradburne, 59 anni, museologo anglo canadese, già direttore del Palazzo Strozzi a Firenze. Le sue credenziali scientifiche sono ottime e lo attendiamo all’opera. Certo, rimane qualche perplessità nel constatare che in Italia non siano state trovate personalità all’altezza del compito.

La direttrice della Pinacoteca di Brera, Sandrina Bandera, che aveva pure partecipato al bando  – senza troppe illusioni, visto che è in procinto di andare in pensione – sostiene che il nuovo manager è molto preparato e probabilmente riuscirà a realizzare progetti importanti che prima erano impensabili anche perché non era possibile disporre della necessaria autonomia economica.

D’altra parte, non sono mancate le critiche. Vittorio Sgarbi sostiene che si è male interpretato lo spirito della riforma delle Sopraintendenze e che “un ministro che non difende le sue truppe, lascia sul campo dissapori e conseguenze sgradevoli”.

Anche Philippe Daverio mostra diversi dubbi su questa scelta. Ironicamente si augura che se ci siamo accorti di avere personale inadatto a dirigere strutture complesse come i teatri e i musei, la stessa cosa possa capitare anche al personale politico non all’altezza e che quindi si scelgano i ministri sul mercato internazionale. A parte le battute, la sua maggiore preoccupazione è che questi manager, che non conoscono le pastoie amministrative italiane, finiscano prima o poi per rimanervi invischiati .

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