Padiglioni Expo: già si pensa al dopo

di Carlo Radollovich

Gli accordi a suo tempo intercorsi tra Expo e Arexpo, la società proprietaria dei terreni su cui sorge l’Esposizione, prevedono uno sgombero delle strutture entro la fine di giugno 2016.

Ma non sarà molto semplice osservare tale data poiché, mentre alcune nazioni si dichiarano disposte a far rientrare in patria  tutto quanto è stato esposto nei padiglioni, altre vorrebbero rimanere in loco con i propri materiali.

Il Brasile, addirittura, vorrebbe mettere a disposizione dei milanesi le proprie strutture. La stessa intenzione è stata manifestata anche da Spagna, Kazakistan, Israele e Messico che, in ogni caso, chiedono alla Regione precise direttive circa le necessarie operazioni da inserire.

Ma vediamo come alcuni Stati ritengono di impiegare, presso di loro, le strutture realizzate a Rho-Pero, opere che potremo continuare ad ammirare sino a fine ottobre.

L’Ungheria provvederà a rimontare il tutto nella città di Szombathely, un’antica località magiara situata quasi al confine con l’Austria.

Gli Emirati Arabi ricostruiranno il padiglione a Masdar City, un autentico gioiellino dalle caratteristiche supertecnologiche. La Svizzera ritiene di trasformare le sue torri presenti ad Expo in altrettanti orti verticali da sistemare in alcune località elvetiche. L’Azerbaijan vorrebbe trasferire la struttura tel quel a Baku, mentre la Repubblica Ceca intenderebbe creare un asilo nei pressi di Praga, utilizzando pari pari l’involucro interno della costruzione.

Coca Cola progetta di trasformare l’area a sua disposizione in un campo di basket per poi farne dono alla nostra città.

Vi è infine da chiedersi come sarà il futuro dei padiglioni tematici. Che ne sarà ad esempio del Padiglione Zero, decisamente attraente, da molti giudicato assai importante per il successo ottenuto in questi mesi e per il suo indiscusso valore? E che cosa si prevederà di effettuare con le statue di Dante Ferretti, esposte al Children Park?

È comunque allo studio un attento piano per adottare le soluzioni più valide, ovviamente suscettibili di modifiche, piano che il governatore Maroni presenterà a Roma quanto prima.

Ci auguriamo in ogni caso che, a parte le opere che rientreranno presso le nazioni di appartenenza, l’impostazione dei vari e complessi trasferimenti venga programmato nel modo più consono e che, soprattutto, quanto di bello è stato realizzato non venga disperso o, peggio, relegato in angoli remoti.

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