FAME E SETE NEL MONDO: LE RESPONSABILITA’ DI TUTTI

di Ugo Perugini

Don Piero Barberi ha scritto un libro importante, documentato e utilissimo. Si intitola “La fame e la sete nel mondo al tempo dell’Expo” (edizioni Mimep), 15 euro.

All’inizio ero un po’ prevenuto, pensando che il tema di una grande tragedia dell’umanità, come la povertà e la fame nel mondo, potesse venire filtrato dall’Autore, professore di teologia morale e storia della teologia alla Cattolica, attraverso interpretazioni di taglio dottrinario.

O, piuttosto, che prevalesse il concetto onnicomprensivo e autoconsolatorio di misericordia – sentimento senz’altro nobilissimo – ma talora paravento per mettere in secondo piano l’ingiustizia e la responsabilità degli uomini che di questi mali sono, senza alcun dubbio, la causa principale.

Il libro di don Barberi non corre questi rischi. Anzi, ci sembra svolga un’analisi approfondita, super partes, non viziata da alcun pregiudizio e in grado di farci capire in modo chiaro e razionale, i risvolti anche meno noti di uno dei problemi più gravi e angoscianti dell’umanità di oggi, senza alcuna reticenza.

Un libro adatto a tutti, quindi, ma soprattutto ai più giovani, a coloro che vivono nella nostra società e che spesso non riescono nemmeno a cogliere il dramma di chi non ha nulla da mangiare e bere, e vive angosciato per il futuro suo e dei suoi figli.

I temi che don Barberi tratta hanno una forza argomentativa indiscutibile. Ne citiamo alcuni di passaggio, sui quali è davvero difficile, se si è onesti intellettualmente, prendere una posizione contraria.

  • La condanna dei sussidi all’agricoltura nei confronti dei Paesi poveri, da parte dell’Europa e degli Stati Uniti, che sortiscono l’effetto contrario a quello voluto: abbassano i prezzi dei beni alimentari sul mercato interno di questi Paesi, danneggiando i produttori e le loro esportazioni;
  • La necessità di cancellare il debito dei Paesi più poveri (210 miliardi di dollari) ormai irrecuperabile, per ragioni storiche (questi Paesi sono stati defraudati in passato delle proprie risorse naturali, minerali, agricole, umane), per ragioni di convenienza, di solidarietà e di giustizia;
  • L’esigenza assoluta di evitare gli sprechi migliorando l’efficienza della catena alimentare. La produzione dei generi alimentari è superiore al fabbisogno. Secondo la FAO la disponibilità di cibo nel mondo supera il 20% di quanto necessario. Basterebbe un quarto del cibo scartato o perduto per risolvere il problema della malnutrizione. In Italia sprechiamo 4000 tonnellate al giorno di cibo edibile. Siamo obbligati a produrre tanto per ragioni di profitto visto che il nostro sistema economico funziona incentivando il consumo;
  • La critica nei confronti dei mercati finanziari che governano le sorti dei popoli piuttosto che servirne i bisogni. Pochi prosperano ricorrendo alla speculazione finanziaria mentre la maggior parte delle persone ne subisce le conseguenze. La speculazione finanziaria sui prezzi alimentari è un vero scandalo perché ha conseguenze gravissime per l’accesso al cibo delle popolazioni più povere;
  • La constatazione che il cambiamento climatico è stato provocato dall’uomo (gas serra, aerosol, cambio d’uso del suolo) e l’impatto negativo più rilevante è quello che riguarda i beni naturali da cui dipende l’esistenza umana, cioè la produzione di cibo;
  • Il problema dei biocombustibili che derivano dalla coltivazione di terreni fertili sottratti ad altre produzioni, come il cibo. Di fronte a milioni di persone che muoiono di fame si utilizzano terreni fertili per alimentare macchine utensili e automobili piuttosto che l’uomo!
  • Il fenomeno del land gribbing, cioè l’acquisto o l’affitto da parte di società multinazionali di terreni agricoli su vasta scala nel sud del mondo. Si parla di 227 miliardi di ettari (un’area grande quanto l’Europa Orientale) venduta o affittata dal 2001, una nuova forma di colonialismo.
  • La deforestazione (che incide sul riscaldamento globale) dovuta al recupero di terreni per la coltivazione di cacao o di palma (olio). In Indonesia e Malesia l’82% delle foreste presenti 50 anni fa oggi sono scese al 52%,
  • L’attenzione agli OGM che potrebbero essere una soluzione per le popolazioni più povere. Prima però occorre che tutte le parti in causa verifichino che ciò avvenga nel rispetto del bene comune dell’umanità. La Chiesa su questo punto non si è ancora espressa.

Accanto a questi problemi non mancano, per chi lo volesse, nella prima parte, l’analisi dei concetti di nutrizione ideale, con stralci da “I promessi Sposi” di Manzoni, il significato dell’alimentazione nella religione, il rapporto tra la Bibbia e il cibo e i principi morali sociali, il bene comune, la destinazione universale dei beni e la solidarietà con ampi riferimenti alle ultime encicliche.

Piero BarberiLa fame e la sete nel mondo al tempo dell’ExpoLe responsabilità umane – Edizioni Mimep Docete – Pessano con Bornago – per ulteriori informazioni: www.mimep.it

 

 

 

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