I DIRITTI CIVILI PASSANO ANCHE PER L’ARTE E L’ALTA CUCINA

 di U.P.

Ogni volta che un uomo si batte per un ideale, chiunque agisce per migliorare il destino altrui, o si scaglia contro un’ingiustizia, emette una minuscola onda di speranza che, convergendo da mille sorgenti di energia e di coraggio, forma una corrente in grado di abbattere il più poderoso muro di oppressione e di resistenza.” Queste le parole di Robert Kennedy agli studenti sudafricani nel 1966.

Questa onda di speranza, dopo la sua tragica morte, a 42 anni, ucciso con un colpo di pistola nel 1968 all’Ambassador Hotel di Los Angeles in California, vive ancora attraverso la Fondazione Robert F. Kennedy Human Rights che si batte per il riconoscimento universale dei diritti umani attraverso strumenti strategici per aiutare le varie organizzazioni nella maggior parte del mondo a raggiungere i loro obiettivi.

Una delle iniziative più significative in questo senso è il Gala “I Defend”, una cena benefica che si svolgerà il 16 luglio a Montecarlo, presso il Riva Tunnel, durante la quale verranno celebrati i 51 anni di battaglie per i diritti civili, visto che proprio nel 1964 venne emanata la prima legge su questi temi. Un anno importante anche perché Martin Luther King fu insignito del Premio Nobel e Robert Kennedy divenne senatore.

La cena si svolgerà alla presenza di Kerry Kennedy, scrittrice e figlia del senatore, del Principe Alberto di Monaco, di Lia Riva, padrona di casa, e di numerose celebrità del mondo della cultura e dello spettacolo, per raccogliere donazioni da destinare alla difesa dei diritti civili, attraverso un evento che riguarderà aspetti artistici, con vendita all’asta di opere d’arte e gioielli preziosi, ma che avrà anche risvolti culinari di grande livello. Basti pensare che il menu è stato studiato e realizzato da Gualtiero Marchesi che per i vini si avvarrà del supporto del produttore sardo Pala.

Maestro Gualtiero Marchesi, qual è la sua impressione, di fronte a questo prestigioso invito?

È per me un onore e una gioia partecipare a un incontro che ha lo scopo di unire arti e diritti civili, pensando che arti e diritti siano insieme indispensabili per costruire, in nome della cultura, un mondo migliore e più bello.

Cucinare significa trasformare la natura. In che modo, secondo lei, è possibile farlo rispettandola?

Io sostengo l’assoluto rispetto per la materia prima e difendo quindi i doni della natura, condizionati dal microclima. Credo nella semplicità e difendo l’importanza della forma che la stessa materia prima suggerisce.

Come può intervenire in questo processo la mano dell’uomo, in particolare del cuoco, senza stravolgere il rapporto autentico con la natura?

E’ importante la tecnica ma difendo anche la libertà di superarla in nome della semplicità. Questo lo si può fare con l’insegnamento a tutti i livelli, per questo è necessario formare gli insegnanti. Io sostengo che non conta la creatività se prima non si conoscono a fondo le regole della cucina e pertanto difendo il mestiere faticoso del cuoco. Fare bene il cuoco vuol dire fare salute e difendo l’idea che in certi casi anche la cucina può diventare uno dei linguaggi dell’arte.

Non solo. Certe volte, come nel caso di Montecarlo, la cucina è anche una opportunità per fare del bene e contribuire alla difesa dei diritti umani che, purtroppo, ancora oggi, spesso vengono calpestati.

Personalmente, non apprezzo molto qualsiasi forma di beneficenza, soprattutto quelle che si trasformano in una fiera delle vanità dei vip e rappresentano un modo per sgravare la propria coscienza, facendo autopromozione e mettendo in mostra le proprie “toilettes” in eventi pubblici, senza però voler cambiare le cause prime che determinano ingiustizie, diseguaglianze, sfruttamento, ecc.

Comunque, come si dice in questi casi, meglio che niente!

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