RICOVERARSI IN OSPEDALE. ME LA CAVERÒ?

di Ugo Perugini

Siamo sinceri, gli italiani non hanno molta fiducia degli ospedali. Non è bello, ma è una realtà diffusa. Pensate che un paziente su due teme gli errori dei medici. Inoltre, visti gli affollamenti nei “Pronto Soccorso”, la maggioranza delle persone ha paura che possano capitare sviste, dimenticanze o fatali superficialità.

C’è un convegno a Roma in questi giorni che ha per tema “Paziente sicuro in ospedale”, organizzato dall’Associazione Salute e Società Onlus e dall’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, con il patrocinio della regione Lazio, che conferma questi timori.

Un dato preoccupante: ogni anno su 8 milioni di ricoveri si verificano 320.000 casi di danni o conseguenze più o meno gravi procurate da errori di vario tipo, il più delle volte evitabili.

Le cause? Problemi organizzativi in due casi su tre e negligenza e imperizia del personale sanitario in un terzo dei casi. Altro dato allarmante: negli ultimi 25 anni il numero di denunce a carico di professionisti è cresciuto del 300%. E le richieste pendenti per risarcimento sono oltre 12000 per danni superiori ai 2,5 miliardi di euro.

Ma quali sono gli errori più frequenti e anche i più evitabili? Può sembrare assurdo ma sono proprio quelli di scrittura! Il professor Alessandro Boccanelli, presidente dell’Associazione Salute e Società Onlus e co-presidente della Società Cardiologica Geriatrica (SICGE) dice testualmente: “L’84% degli errori viene commesso trascrivendo la cartella clinica: il collega o l’infermiere non comprende la scrittura del medico che ha indicato la cura e questa viene modificata. La soluzione è banale: basterebbe scrivere sempre in stampatello sulle cartelle cliniche per prevenire moltissimi guai, visto che proprio gli errori di prescrizione sono responsabili in un caso su due degli “incidenti” durante i trattamenti, mentre gli errori di somministrazione sono il 26% e quelli di distribuzione il 14%. Si stima che ogni 100 ricoveri si verifichino circa 4 errori, ma solo un terzo è davvero colpa del medico: nella maggioranza dei casi i problemi derivano da un’organizzazione inadeguata, dall’uso di strumenti obsoleti, da incomprensioni banali sulla cartella clinica”.

E pensare che basterebbe scrivere in stampatello sulle cartelle cliniche o usare strumenti informatici per la registrazione di terapie ed esami!

Con l’aumento delle denunce nei confronti dei medici, anche la loro attività ne risente. Ecco ancora cosa dice il prof. Boccanelli: “Il 92% ritiene che l’impatto delle norme che regolano la responsabilità medico-legale sul normale svolgimento del rapporto medico/paziente sia molto forte, l’86% considera il rischio di subire una denuncia come uno dei fattori di maggiore preoccupazione professionale, l’83% teme di perdere il proprio patrimonio e il 77% la propria reputazione. Con queste premesse il lavoro non può essere sereno e ciò non può che far aumentare il rischio di incidenti”.

L’obiettivo non è, naturalmente, colpevolizzare i medici, ma svolgere una funzione di prevenzione in cui si impari dagli errori e si offrano soluzioni semplici ed efficaci. Per evitare gli errori, come abbiamo visto,  spesso bastano piccoli accorgimenti.

Un altro problema grave sono le infezioni ospedaliere, che si verificano a causa di errori evitabili: circa il 5 % dei pazienti contrae un’infezione in ospedale, soprattutto a livello delle vie urinarie o della ferita chirurgica, e si stimano circa 450.000 casi ogni anno. Il prof. Stefano Pompili, Direttore Sanitario dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, precisa. “Due su tre sono praticamente inevitabili perché connesse alla malattia del paziente, a difese immunitarie compromesse e a proliferazione di microrganismi resistenti agli antibiotici. Ma circa un terzo potrebbe essere evitato.

Un aspetto da non sottovalutare, infine, è il rapporto medico-paziente che deve essere sempre improntato al massimo rispetto, facendo prevalere un senso di attenzione e di accoglienza. Inoltre, il paziente deve essere costantemente informato, poter accedere alla propria documentazione sanitaria e essere considerato una persona al centro dell’attenzione, in modo che alle sue esigenze di cura venga sempre data una risposta sollecita, adeguata e competente.

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