Prevenire le malattie cardiovascolari

di Giovanna Guiso

Uno stile di vita sano è lo strumento più efficace per difendere la nostra salute e in particolare per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. In questa direzione si stanno muovendo le politiche sanitari dei 194 Stati Membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2013 hanno approvato il “Piano globale d’azione per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020“.

Il Piano è stato attuato per ridurre del 25% entro il 2025 il numero di morti premature da malattie non trasmissibili e prevede novi obiettivi globali di cui due mirati alla prevenzione e al controllo delle malattie cardiovascolari. Il primo obiettivo è ridurre del 25% l’ipertensione mondiale (definita come pressione sistolica e/o pressione diastolica ≥140/90 mmHg), uno dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari; l’altro obiettivo stabilisce che almeno il 50% delle persone ammissibili dovrebbe ricevere cure e controlli (incluso quello glicemico) per prevenire attacchi di cuore e ictus. Naturalmente ciò sarà possibile a patto che l’assistenza sanitaria di ciascun Paese garantisca l’accesso a tecnologie sanitarie di base e a farmaci essenziali per le patologie non trasmissibili.

Entro il 2015 ciascun Stato comincerà a fissare obiettivi nazionali e a misurare i progressi ottenuti sulle indicazioni del 2010 descritte nella “Relazione globale di stato sulle malattie non trasmissibili 2014”. Nel 2018 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite verificherà i miglioramenti che ogni Stato avrà attuato per raggiungere tali finalità per il 2025. Ricordiamo che i farmaci per il sistema cardiovascolare sono i più consumati (486,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti) perché sono in aumento le patologie cardiovascolari, la principale causa di morte a livello mondiale. Nel 2012 17,5 milioni di persone sono decedute per problemi cardiovascolari, di cui il 31% per malattia coronarica e per ictus. Oltre i tre quarti di questi decessi si sono registrati nei Paesi a basso e medio reddito.

Il rischio di contrarre queste patologie è elevato in presenza di ipertensione, diabete e iperlipidemia, fattori che la terapia farmacologica può controllare per impedire che provochino infarti e ictus. Il rischio aumenta anche con l’invecchiamento, la povertà, lo stress, in presenza di alcuni fattori ereditari e anche quando si sceglie una dieta non equilibrata, si consuma alcol e tabacco, e si è sedentari.

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