LA RISCOPERTA DEI NAVIGLI

di Carlo Radollovich
La recente ristrutturazione della Darsena ha suscitato nei milanesi una sorta di piacevole meraviglia da cullare assieme agli amici, finalmente soddisfatti perché sporcizia e degrado sono stati cancellati con meticolosa precisione.
Questo ritorno all’antico, frequentando questo simpatico luogo ove è gradevole darsi appuntamento per una breve passeggiata, ha fatto riscoprire il desiderio di far rivivere, dopo novanta anni di copertura, lo splendore dei Navigli.
E il nostro Politecnico ha elaborato, per la verità già da mesi, una serie di proposte che, costi permettendo, ci consentirebbero di realizzare un sogno.
Tracciamo, per sommi capi, una brevissima storia dei Navigli. Tutto iniziò, periodo romano a parte, nel 1152, quando un ingegnere militare milanese, Guglielmo da Guindellino, fece costruire, da Abbiategrasso sino a Landriano, un canale difensivo sul Lambro, affinché la nostra città potesse mettersi al riparo dalle frequenti incursioni da parte dei Pavesi.
Un vero e proprio fossato milanese venne costruito nel 1171, ma il suo perfezionamento avvenne soltanto tra il 1400 e il 1500 con il geniale contributo di Leonardo da Vinci. La svolta decisiva per i Navigli, anche per quanto riguarda la loro futura navigabilità, avvenne nel 1457, quando il duca Francesco Sforza ordinò la costruzione del Naviglio della Martesana. Susseguentemente fu la volta del Naviglio di Paderno
I barconi, per il trasporto di materiali vari, erano per lo più lunghi oltre dieci metri, larghezza due metri e mezzo, con pescaggio minimo.
Ma quanti sono i chilometri di “percorribilità” che, secondo il progetto attuale del Politecnico, potrebbero essere riattivati ? Potrebbero essere resi navigabili circa dodici, di cui sette e mezzo relativi a canali da riaprire o da realizzare ex novo.
In sostanza, si partirebbe dalla Cassina de’ Pomm (via Melchiorre Gioia) per poi arrivare in via San Marco, imboccare la cosiddetta Cerchia dei Navigli e infine giungere alla Darsena, in un tempo massimo complessivo che potrebbe attestarsi sulle due ore e trenta circa.
Quanto verrebbe a costare il tutto ? Teniamoci forte: 406 milioni di euro circa.
Insomma, si vorrebbe ridare ossigeno al tessuto urbano cittadino, decorandolo aggiuntivamente con ponti più o meno artistici: quello di via Moscova, di piazza Cavour, di via Sant’Andrea, di corso Manforte, di corso Italia. Ce la faremo ? E siamo soprattutto certi che non vi siano altre priorità ?

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