DALL’ESPOSIZIONE MILANESE DEL 1906 A EXPO 2015

di Carlo Radollovich

Sabato 30 maggio, presso la Sala Torretta di Villa Scheibler, la Fondazione Carlo Perini, con il patrocinio del Comune di Milano, ha inaugurato e presentato, davanti ad un attento pubblico, la mostra di stampe e foto dal titolo “Dall’Esposizione di Milano del 1906…a Expo 2015: Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”.

Hanno partecipato alla presentazione Ada Lucia De Cesaris Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Massimo Maggiaschi Presidente della Commissione Cultura della Zona 8, Giacomo Biraghi Digital PR Expo 2015, Antonio Iosa Presidente della Fondazione Carlo Perini, Carmelo Ferraro Presidente del Comitato M’impegno, Alessandro Cornaggia per il recupero del materiale fotografico, Antonio Barbalinardo, Curatore della mostra e Moderatore dell’evento.

A.Iosa, A.Barbalinardo, il vicesindaco L.De Cesaris, M.Maggiaschi, C. Ferraro e M.Biraghi
A.Iosa, A.Barbalinardo, il vicesindaco L.De Cesaris, M.Maggiaschi, C. Ferraro e G.Biraghi

Barbalinardo ha presentato dapprima, chiamandole simpaticamente “Tosann” (ragazze) perché facenti parte del “Gruppo animazione i tosann di Quarto Oggiaro”, alcune signore in costume che simboleggiavano il pane, la pizza, gli spaghetti con le vongole, vari frutti e il vino. Ha susseguentemente illustrato come la Milano del 1906 avesse già puntato sui trasporti, sulla mobilità e sullo sviluppo tecnologico, sottolineando contemporaneamente che già a quei tempi l’alimentazione umana stava assumendo un’importanza sempre più marcata. Inoltre, nel 1906 veniva inaugurato il traforo ferroviario del Sempione, nasceva la prima industria automobilistica proprio nell’attuale Zona 8 (avviata dal francese Alexandre Darracq e poi acquisita dall’ingegner Nicola Romeo, creatore del notissimo marchio Alfa Romeo) e in quell’anno partirono i lavori in piazzale Accursio relativi al Tiro a Segno Nazionale. Barbalinardo ha pure menzionato Bruno Rimoldi di “Associazione Genitori 20”, che nel 2006 aveva già elaborato il materiale esposto ora presso Villa Scheibler.Ha quindi preso la parola il Presidente Iosa ricordando come la Fondazione Perini abbia recuperato la memoria storica locale, memoria che intende pure rifarsi a quel lontano 1906, già in piena attività industriale e considerato la vera culla della complessa tecnologia che ci ha condotto ai sorprendenti risultati attuali. Ha ringraziato il Vicesindaco De Cesaris per aver promosso e impresso nuovi impulsi al Territorio, in particolare della Zona 8, rammaricandosi tuttavia che il cavallo leonardesco non sia stato trasferito in piazzale Accursio.

E’ stata letta da Barbalinardo la lettera del Presidente del Consiglio di Zona 8, Simone Zambelli, il quale si è scusato per la sua assenza, imputabile a motivi familiari. Ha voluto, tra l’altro, formulare i migliori auguri per il buon esito della mostra.

Il Vicesindaco ha anzitutto ribadito che il cavallo leonardesco resta dov’è, assolutamente in sintonia con l’Ippodromo di San Siro, davanti al quale era stato collocato, confermando subito dopo che l’area dell’ex Tiro a Segno Nazionale di piazzale Accursio è già stata acquisita dal Consolato Statunitense, per costruire qui, prossimamente, la sua nuova sede. Ricollegandosi poi all’Esposizione del 1906, ha evocato come in quell’anno e nei successivi, fosse profondamente sentita la necessità di crescere. Comunque, già a quei tempi, la metà degli abitanti del nostro pianeta doveva combattere contro la penuria di cibo. Ma proprio dal 1906 iniziava una sensibile spinta che apriva le porte del futuro, nonostante le enormi complicazioni che due conflitti mondiali portavano con sé. Oggi, finalmente, dopo sette anni di crisi, si comincia ad assaporare un bel clima e una chiara volontà di ripresa. Ha rammentato la grande importanza di un documento, la Carta di Milano, che rappresenta l’eredità culturale di Expo 2015, documento condiviso che richiama ogni cittadino, associazione o impresa, ad assumere le proprie responsabilità per assicurare alle generazioni future di poter godere di sufficienti mezzi nutrizionali. Di conseguenza, dovremo assolutamente riprometterci che non sarà lecito sprecare qualsiasi tipo di risorsa.  Ha poi sottolineato che, nelle esperienze multietniche che coinvolgono tutti noi (unitamente alla conseguente compenetrazione di diverse culture), nessuno deve perdere il senso delle proprie origini e tradizioni. Ha concluso affermando che Expo significa non soltanto conoscenza approfondita del territorio, ma anche sfida per i prossimi anni, dando spazio alla ricerca e all’innovazione. E proprio sull’area di Expo, quando la manifestazione sarà terminata, sorgerà un polo scientifico che si occuperà di moltissimi temi.

Gli oratori e il pubblico presente alla presentazione della mostra
Gli oratori e il pubblico presente alla presentazione della mostra

Massimo Maggiaschi ha espresso rimpianto per la scomparsa di Bruno Rimoldi, che con molta cura aveva raccolto preziosi documenti fotografici relativi all’Esposizione 1906 unitamente a rare dagherrotipie. A proposito di Expo 2015 ha ripensato all’aspetto metropolitano che questa manifestazione rilancia. Infatti, non più una stretta limitazione al territorio cittadino, ma un’estensione che si allarga a Pero e a Rho. E in questa giusta euforia, ricorda il pensiero recente del cardinale Tettamanzi, ossia uno specifico auspicio: fare sempre uso della sobrietà.

Giacomo Biraghi ha rammentato i due record conseguiti da Expo 2015. Il primo riguarda un prestigioso traguardo raggiunto, ovvero si è trattato dell’apertura n° 800 di un’esposizione internazionale. Il secondo è relativo al numero di biglietti venduti al 30 aprile: ben 10 milioni, che nemmeno Shangai era riuscita ad ottenere nella pre-fase. A tutt’oggi i biglietti staccati sono 11 milioni e 300mila, mentre l’obiettivo resta ancorato ai 20 milioni. Biraghi ha pure accennato alle tre “categorie” in cui vengono suddivisi i visitatori. Un terzo è costretto… tra le spire di varie code ai padiglioni ritenuti di maggiore spicco ( vedi ad esempio Austria, Giappone, Brasile). Un terzo si dedica all’esperienza vissuta, che non è rappresentata da una mostra o da un museo, ma da un coinvolgimento di tutti i nostri cinque sensi che captano novità e profumi. L’ultimo terzo è rappresentato dal rifocillarsi presso un ristorante o presso un luogo ove sostare per una riflessione o per una fantasia. Ha infine ricordato che Expo, nei prossimi giorni, sarà sottoposta ad un autentico tour de force (visita del presidente Mattarella e poi di altissime cariche russe, cinesi e francesi). In tutta l’area, ha aggiunto, si assapora un vero spazio di pace e di democrazia.

Carmelo Ferraro ha invitato da parte sua a non definire periferia la cintura esterna della città. Siamo tutti parte di molte centralità. Nel ripensare alla prima Esposizione milanese, svoltasi nel 1881, ha segnalato giustamente che, da quell’anno, Milano stava già appropriandosi del titolo di capitale economica d’Italia. E mentre in quell’anno tutto si svolgeva nel nome di diverse innovazioni, ora Expo è anche luogo d’incontro per poter conversare e dialogare costruttivamente. E qui diverse nazioni, magari con risorse economiche assai limitate, hanno comunque la possibilità di mettere in mostra un loro prodotto o un elaborato.

Alessandro Cornaggia, colui che ha potuto salvaguardare le numerose foto raccolte da Bruno Rimoldi, si mostrava soddisfatto per aver speso 89 euro per l’acquisto di una tessera che gli consente ogni giorno di raggiungere Expo.

Il Vicesindaco De Cesaris ha concluso l’evento mettendo in luce le numerose “centralità” di cui Milano è in possesso, lodando il complesso di Villa Scheibler, ma anche invitando a visitare il Museo d’Arte Contemporanea di via Ripamonti, ove l’ingresso costa soltanto 9 euro. Ha infine definito Expo non certo una grande fiera, ma uno straordinario luogo d’incontro, ove ci si arricchisce dentro. E’ una parte della nostra città che vive ed è pure, in sostanza, un vero e proprio pezzo di Milano.

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