TOBAGI, IL SUO RICORDO NEI LIBRI DONATI DALL’IFG ALLA SORMANI

di U.P.

Sono passati 35 anni dal giorno in cui Walter Tobagi venne assassinato dai terroristi. Ieri nella Sala del Grechetto alla Sormani si è svolta la cerimonia di ricordo di quel tragico avvenimento, alla presenza di Luca e Benedetta, i due figli dell’inviato del “Corriere della Sera”.

E’ stata anche l’occasione per consegnare alla Biblioteca Sormani il patrimonio librario, oltre 5000 volumi comprese numerose tesi di laurea, accumulato in trent’anni di attività dall’IFG (istituto per la Formazione al Giornalismo) che oggi è diventato un Master della Università Statale e porta il nome di Walter Tobagi.

E Tobagi è stato un appassionato studioso e frequentatore della Biblioteca e lui stesso, pur ancora giovane quando venne ucciso, aveva già avuto modo di pubblicare sette libri. D’altra parte, è anche significativo che il suo primo articolo, uscito sul giornalino del Liceo Parini “la Zanzara”, fosse intitolato proprio “Cosa leggono i Pariniani”.

Tobagi era un giornalista scomodo. Un professionista che teneva separate le proprie convinzioni dal rigore con cui raccontava la realtà. Era un vero riformista e ricordarlo deve significare, come ha detto l’assessore Majorino, coltivare il valore dei suoi principi oggi non fare una rivisitazione statica del suo passato.

Ancora oggi, infatti, Tobagi rappresenta un esempio per la serietà con la quale portava avanti la sua attività, l’attenzione alla ricerca e alla verifica delle fonti nonché la capacità di approfondire le ragioni che motivavano le persone coinvolte nei fatti, per spiegarne il senso autentico. Walter era, inoltre, una persona molto impegnata in ambito sociale, sia all’interno del sindacato che nella sua attività quotidiana e famigliare.

Voleva capire per poter spiegare

Commosso l’intervento di Giovanni Negri, il quale ha voluto ricordare la figura di Tobagi attraverso alcuni scritti. Leonardo Sciascia amava ricordare che Tobagi nel suo lavoro aveva metodo e “voleva capire per poter spiegare”, una delle regole di base di chi fa questo mestiere. Lo stesso Tobagi, che si era reso conto che il suo tempo si stava concludendo, aveva scritto in uno dei suoi ultimi interventi: “I giornalisti non vogliono essere eroi ma non accettano le regole degli avvertimenti mafiosi”. Era convinto, infatti, che più “delle parole tonanti servivano i comportamenti di ogni giorno”. La serietà, il rigore morale che ha sempre caratterizzato il suo lavoro.

Frequentavo il Ginnasio quando Walter Tobagi, che era liceale, scriveva sulla “Zanzara”. L’ho incrociato poche volte, devo essere sincero. I liceali, in genere, trattavano chi veniva dal ginnasio con sufficienza. Walter no. Era uno studente in gamba, piuttosto “secchione” dal mio punto di vista, e molto più maturo dei ragazzi della sua età e mi trasmetteva un po’ di soggezione. Coltivavo anch’io la passione per il giornalismo ma all’epoca ero confuso e velleitario e non ho mai avuto il coraggio di chiedergli di collaborare alla redazione.

La vita mi ha portato poi a svolgere un altro lavoro. Ora che, dopo tanti anni, sono ritornato alla mia vecchia passione, confesso che il fatto di aver frequentato la sua stessa scuola mi riempie ancora oggi di orgoglio.

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