DICI REDDITO DI CITTADINANZA E SI ALZA UN POLVERONE

di Remo Righi

Roberto Maroni ha annunciato che vuole sperimentare il reddito di cittadinanza in Lombardia. Non è una battuta perché il Governatore ha precisato che i soldi necessari potrebbero essere recuperati dalle risorse di 220 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo (Fa piacere che ogni tanto venga apprezzato il ruolo di qualche istituzione della Comunità europea, di solito aspramente criticata).

L’uscita di Maroni, a pochi giorni dalla dichiarazione di Grillo che ha confermato di avere già presentato una proposta di legge sull’argomento, ha creato in Regione un forte reazione: il Movimento Cinque Stelle come era naturale ha manifestato il suo pieno consenso, supportato anche dal PD., anche se sappiamo che Renzi, o meglio il suo ministro dell’economia, non è per nulla favorevole. Ma anche Sel, che pure propendeva per il cosiddetto reddito minimo garantito (sotto certi aspetti più mirato e meno costoso) ha accolto favorevolmente l’idea di Maroni.

A confondere le acque il no secco del segretario della Lega Salvini, che bolla questa soluzione come un’elemosina, mentre il Centro destra con la Gelmini ci sente puzza di assistenzialismo e boccia decisamente la proposta.

Una bella confusione non c’è che dire. Gli economisti, in genere, sono scettici considerati i costi notevoli che prevedrebbe l’applicazione di una legge sul reddito di cittadinanza. E’ vero che l’Italia è l’unico Paese che non ha strumenti di protezione sociale di questo tipo. E’ anche vero che il presidente dell’INPS ha suggerito al governo che non sarebbe sbagliato introdurre anche in Italia misure antipovertà come il reddito minimo garantito o un’integrazione al reddito.

Personalmente, ritengo che questo strumento potrebbe essere applicato in sostituzione delle attuali forme di ammortizzatori sociali (cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, indennità di mobilità, sussidi di disoccupazione). Anche perche la cassa integrazione lega il lavoratore alle aziende in crisi (in genere quelle più grandi e non le piccole) e gli impedisce di riqualificarsi. E, inoltre, con il reddito minimo garantito si potrebbe anche fornire un aiuto a tutti coloro che fanno parte dell’esercito degli autonomi e delle partite Iva, oggi abbandonati a se stessi.

Vedremo quel che accadrà.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *