I DISEGNI: IL “DIETRO LE QUINTE” DEI GRANDI PITTORI

di Ugo Perugini

Quando si ha la possibilità di esaminare i disegni preparatori che stanno alla base delle grandi opere pittoriche, murali o su tela, è come compiere un’intrusione nel “sancta sanctorum” degli artisti, entrare nel vivo delle loro più intime operazioni creative e cercare di carpire i loro segreti.

In realtà, in questo modo, piuttosto, si scopre quanto siano importanti accanto al genio e all’inventiva dell’artista, che sono sempre inarrivabili, la tecnica, la capacità pratica del fare, il significato più elevato del lavoro artigianale, spesso riservato a schiere di giovani di bottega e apprendisti.

Diciamo pure che nel Quattro e Cinquecento, questo aspetto del “back stage” delle botteghe artistiche era volutamente lasciato in secondo piano, anche perché la pittura mirava ad assurgere a uno status nobile come arte liberale e tendeva a non riconoscere eccessivo valore agli aspetti più “meccanici” e manuali della attività.

A conti fatti, una distinzione tra i due livelli di attività in certi casi è difficile da definire, come dimostrano ampiamente i  disegni preparatori, i cartoni, esposti nella interessante Mostra aperta a Brera il 9 maggio che, a parte il loro valore di utilità pratica, sono di per sé dei veri e propri manufatti artistici.

Ed è giusto che la Mostra abbia origine da Brera dove esiste una grande tradizione nel conservare i disegni, indispensabili nella attività accademica, che in più hanno il vantaggio di essere confrontati con le opere su tela o tavola già presenti nella Pinacoteca.

Ma la Mostra si avvale anche di importanti prestiti da parte di altre istituzioni italiane e straniere e ha lo scopo di far capire come il disegno, dal Trecento al Novecento, non solo stia alla base della genesi della pittura, ma sia anche uno strumento importante di formazione, di sperimentazione, di studio. L’esposizione segue un itinerario cronologico dal Mantegna ai Bellini, da Leonardo e la sua scuola a Raffaello, con l’unico disegno preparatorio dello “Sposalizio della Vergine”. Poi, tra gli altri, Parmigianino, Salviati, Barocci, Carracci, Canaletto, Guardi, fino all’Appiani, ad Hayez e ai pittori del Novecento come Segantini, Boccioni, Modigliani e molti ancora.

E’ una mostra che permette di fare scoperte interessanti e, forse, poco conosciute. Si usa, ad esempio, la locuzione “in grande spolvero” per definire una cosa ben riuscita, perfetta. In realtà, lo spolvero è una tecnica pittorica che risale al Medioevo e viene applicata in pittura, forando i contorni dei disegni realizzati su carta con un punteruolo metallico, facendovi passare poi la polvere di carbone che si fissa sulla superficie da dipingere: muro o tela, facilitando così il lavoro dell’artista.

Si potranno anche scoprire altre tecniche, come quella del calco, della copia carbone o quelle delle griglie proporzionali, chiamate anche reti o quadrature, per segmentare il quadro senza perdere il valore di insieme delle proporzioni.

Ma, i cartoni spesso utilizzati con questi sistemi piuttosto invasivi si distruggevano. Di qui, l’invenzione di “cartoni sostitutivi” al posto di quelli originari  che potevano anche essere riutilizzati più volte. Qualcuno ricorderà la critica di Vasari al Perugino, accusato di ricorrere agli stessi cartoni per più opere, come una specie di riproduzione in serie ante litteram.

Insomma, da questa mostra si capisce che i disegni e i cartoni preparatori non sono opere in seconda. Sono essi stessi lavori di grande qualità artistica. Girando nelle sale ognuno poi coglierà quello che a lui piace di più, come è successo al sottoscritto. Confesso di aver molto apprezzato Luca Cambiaso, davvero moderno nel suo disegno abbozzato, pur di dimensioni ridotte, nel quale però egli evidenzia la grande attenzione che rivolge alla luce e agli spazi. Oppure il Canaletto, i cui disegni sono riproduzioni dal vero molto precise e in certi casi, addirittura, commentate con parole tracciate accanto alle figure di ponti, case, per comprendere meglio, una volta in bottega, la loro posizione nell’insieme complessivo del paesaggio.

L’ultimo appunto per i più romantici. Chi non ricorda la naturalezza del bacio riprodotto nel quadro di Hayez? Ebbene, in questa mostra potrete vedere i disegni preparatori dell’opera: lo studio dell’incontro delle labbra dei due giovani, e della leggera deliziosa torsione del busto della donna nel concedersi al proprio amato. La visione del quadro originale, dopo aver visto questi disegni, potrà essere ancor meglio compresa in tutto il suo valore poetico.

La Mostra, sostenuta anche da Intesa San Paolo, si avvale di un comitato scientifico di prim’ordine, guidato dalla Sovraintendente di Brera, Sandrina Bandera, che ha curato anche l’introduzione al catalogo edito da Skira. Si potrà visitare fino al 19 luglio prossimo; 8,30-19,15 da martedì a domenica; biglietti intero 10 euro, ridotto 7.

 

 

 

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