Intervista a: Massimo Piepoli

di Stefania Bortolotti 

Membro Board Heart Failure Association (HFA) of the European Society of Cardiology (ESC)

Responsabile Ambulatorio Scompenso e Cardiomiopatie, Ospedale di Piacenza

Dottore, le Giornate europee dello scompenso cardiaco, nate nel 2010 dall’impegno di ESC, la Società Europea di Cardiologia e della Heart Failure Association of the ESC, da qualche anno sono arrivate in Italia grazie alla AUSL di Piacenza: quali sono gli obiettivi di questa importante iniziativa?

Le Giornate europee dello scompenso cardiaco (Heart Failure Awareness Days) organizzate da cinque anni in tutti i Paesi europei, quest’anno si terranno dal 2 al 10 maggio. Si tratta di un’iniziativa promossa dalla Heart Failure Association della Società Europea di Cardiologia (ESC), con il contributo delle Società Nazionali e dei relativi Gruppi di Studio dedicati. Lo scopo è aumentare la conoscenza dello scompenso cardiaco, principale causa di ricovero dopo il parto e prima patologia per giornate di ricovero: colpisce tutte le età ma soprattutto gli anziani sui quali incide fino al 10%. Questa patologia ha pesanti ripercussioni in termini di qualità di vita, costi sociali e costi sanitari: in Italia assorbe il 2% della spesa sanitaria. Da ciò deriva l’importanza di sensibilizzare cittadini e Istituzioni sull’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e di terapie efficaci. Le Giornate europee sono rivolte a quattro diversi target: la popolazione generale, sulla quale dobbiamo fare prevenzione promuovendo stili di vita sani, il controllo della pressione arteriosa, la corretta alimentazione e la correzione dei fattori di rischio, la conoscenza della patologia, ricordando che le terapie oggi disponibili se ben attuate permettono di vivere a lungo e bene; i pazienti e i loro familiari, educandoli al riconoscimento dei fattori che portano alla instabilizzazione e come prevenirli, dando loro tutto il supporto e informandoli sui centri ospedalieri e ambulatoriali con clinici esperti presenti sul territorio nazionale; i Medici di Medicina Generale, che vanno sensibilizzati affinché riconoscano e non sottovalutino questa patologia; e, infine, i decisori politici che bisogna sensibilizzare circa l’importanza di investire nel trattamento di questi pazienti e nella ricerca medica.

Quest’anno le iniziative delle Giornate europee coinvolgeranno, oltre alla ‘capofila’ Piacenza, diverse città in tutta Italia: perché è importante che i cittadini siano informati e sensibilizzati sullo scompenso cardiaco?

L’anno scorso Piacenza è stata la prima città in Italia a rispondere in modo organizzato e sistematico all’invito dell’HFA. Nel 2014 la Cardiologia dell’ospedale di Piacenza ha creato una serie di iniziative che per la loro efficacia hanno meritato un riconoscimento come la campagna di maggiore successo a livello europeo. Si è trattato di una campagna capillare, che ha visto il coinvolgimento delle scuole elementari, delle televisioni, delle radio, della carta stampata, con manifestazioni pubbliche nelle piazze, conferenze informative rivolte ai pazienti, per accendere i riflettori su questa patologia che malgrado sia tanto maligna e diffusa rispetto, ad esempio, ai più comuni tumori, è ancora considerata una fisiologica conseguenza dell’invecchiamento. Quest’anno, con il supporto di tanti colleghi e amici abbiamo deciso di coordinarci con oltre 30 Cardiologie italiane così da organizzare un evento di respiro nazionale e di forte impatto mediatico. Da Catania e Bari a Roma fino a Firenze e Udine promuoveremo la sensibilizzazione con interviste, locandine in tutte le città aderenti e distribuzione di materiale informativo. Abbiamo previsto l’attivazione di un sito web www.iltuocuore.it e della App iltuocuore. Inoltre nelle città coinvolte sono in programma: l’apertura degli ambulatori al pubblico, corner pubblici dedicati allo scompenso cardiaco, lezioni nelle scuole, incontri educazionali e informativi con il coinvolgimento di opinion leader ed esperti nazionali.

Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica sempre più diffusa, eppure ancora poco conosciuta: ci può spiegare cos’è?

Lo scompenso cardiaco si determina quando il cuore perde la capacità di pompare sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell’organismo. Questa patologia che colpisce in Europa 14 milioni di persone e circa 600.000 in Italia, è chiamata sindrome perché può avere diverse cause: la malattia coronarica è la causa principale e più frequente, ma anche diabete mellito, ipertensione non controllata, malattie infettive, malattie della valvole cardiache e del muscolo cardiaco o del sacco pericardico possono essere chiamate in causa. Aritmie non controllate possono essere causa ed effetto. I sintomi più frequenti dello scompenso cardiaco sono mancanza di fiato, con crescente riduzione della tolleranza alla fatica, per sforzi via via sempre più lievi, con il desiderio di rimanere a riposo sempre più frequentemente, fino alla fame d’aria anche quando si è a riposo o a letto. Possono manifestarsi altri segni allarmanti che il paziente non deve sottovalutare, quali gambe gonfie e necessità di dormire con due o più cuscini. È necessario ricordare ai pazienti che la diagnosi corretta e una terapia adeguata possono permettere di convivere con questa patologia a lungo e con una discreta qualità di vita. Ai familiari bisogna dire di non perdere mai la speranza.

Dottore, quali sono gli unmet needs più urgenti per lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è una patologia in forte crescita sia perché un numero sempre maggiore di pazienti supera gli eventi acuti sia perché gli stessi pazienti diventando anziani sono a maggior rischio. Al fine di non far sentire soli i pazienti e le famiglie, sono necessari maggiori investimenti in servizi di assistenza rivolti a questa sindrome, con personale specializzato medico e non. È fondamentale lo sviluppo in tutti i Centri di percorsi ospedalieri ma, soprattutto, extra-ospedalieri che coinvolgano i Medici di Medicina Generale e gli infermieri del territorio, affinché prendano in carico questi pazienti una volta tornati a casa. Tra i bisogni più urgenti vi è sicuramente quello di riuscire a migliorare la prognosi di questi pazienti attraverso una serie di misure di cui parlavamo sopra. Gli investimenti in ricerca per farmaci innovativi e device sono stati importanti e significativi e rimangono cruciali. E recentemente approcci terapeutici innovativi stanno dando nuove speranze, perché hanno dimostrato di incidere positivamente sia sulla riduzione della mortalità sia sulla qualità di vita.

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