GIUSEPPE, IL PATRIARCA, VISIONARIO MA REALISTA

di Ugo Perugini

Dal 30 aprile al 23 agosto a Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi – la Mostra “Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino”

La figura di Giuseppe, biblico patriarca ebreo, e la sua storia avventurosa, tratta dalla Genesi, sono quelle di un eroe senza macchia e senza paura. Bello e leale, affronta a viso aperto le avversità, non nutre odio per chi gli fa del male, ma è capace di riscattarsi, risollevandosi dalle difficoltà grazie alle sole proprie forze, alla propria intelligenza e alla grande capacità intuitiva. E’ un personaggio simpatico e moderno, che in breve riuscì ad accedere alla gerarchia faraonica, partendo dal nulla, e che sfruttò al meglio la sua capacità di sognare e interpretare i sogni, facendoli diventare, nel bene e nel male, realtà.

Un tipo del genere andava molto a genio al duca Cosimo I de’ Medici che ci si rispecchiava fedelmente: anche lui fu costretto all’esilio, anche lui inizialmente venne snobbato, reputato una pedina da manovrare. E, invece, fu capace di restaurare il potere dei Medici e diede lustro alla casata chiamando a Firenze artisti di grande livello e rinnovando Palazzo Maggiore che divenne sede del governo.

Cosimo I per rendere onore a Giuseppe e allo stesso tempo creare un vero e proprio mito per se stesso e la sua famiglia, tra il 1545 e il 1553, chiamò in città i migliori arazzieri fiamminghi, Jan Rost e Nicolas Karcher, per riprodurre su tela i disegni che dovevano rappresentare le Storie di Giuseppe, affidati a Jacopo Pontormo, Agnolo Bronzino e Francesco Salviati.

In questo modo, sbocciò a Firenze una vera e propria scuola di arazzeria, dove poterono brillare le capacità manuali e creative delle maestranze che vi lavorarono: una manifattura che restò attiva per due secoli e che rappresenta ancora oggi al meglio il gusto e la raffinatezza dell’artigianato italiano. Bel richiamo per un Expo che vuole mettere in evidenza le caratteristiche della nostra cultura del bello.

Venti arazzi di sei metri di altezza per una estensione totale di 400 metri! Sono opere monumentali e davvero affascinanti.

Questa mostra collega in un simbolico “fil rouge” tre città italiane importanti e intreccia aspetti diversi della storia italiana. E’ rimasta, infatti, esposta a Roma, nel salone dei Corazzieri al Quirinale, ora è a Milano a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi, fino al 23 agosto, infine si trasferirà a Firenze, nella sua sede naturale, cioè a Palazzo Vecchio nella Sala dei Duecento, fino al febbraio 2016.

Erano quasi 150 anni, dal 1882 quando i Savoia ne spostarono la metà a Roma, che gli arazzi non potevano essere ammirati tutti insieme. Adesso non bisogna perdere l’occasione, anche perché il restauro di questi arazzi è stata di per se stessa un’opera mastodontica: basti pensare che ci sono voluti decine di anni, da parte di 43 tecnici che hanno impiegato un totale di 119.000 ore di lavoro per completarla. Un grazie va all’Opificio delle Pietre Dure a Firenze e al Laboratorio Arazzi della Presidenza della Repubblica.

L’esposizione di Palazzo Reale è stata curata da Luois Godart, grande esperto francese del settore, e promossa, oltre ché dalle varie istituzioni locali e ministeriali e da Comunicare Organizzando, anche dalla Fondazione Bracco. Il main sponsor dell’iniziativa è stata l’azienda Gucci, con la partecipazione tra gli altri della Cassa di Risparmio di Firenze, dell’Acea, e dell’azienda giapponese Daikin che ha curato l’aspetto ambientale e climatico, assai importante, vista la delicatezza dei manufatti. Il catalogo è stato realizzato da Skira.

Il prof. Godart illustra uno degli affreschi
Il prof. Godart illustra uno degli affreschi

Che dire degli arazzi? Sono di una bellezza commovente. Vanno visti, alzando gli occhi al cielo, e cercando i particolari più minuti, dove emergono l’abilità e l’acribia delle mani di chi li ha confezionati. Lì sta, secondo me, tutto il fascino. Un lavoro collettivo, preciso, lento, fatto, consumando ognuno gli occhi su un particolare che in sé dice poco, ma che insieme a tutti gli altri forma un disegno grandioso, che lascia ancor oggi stupiti!

Riportiamo i titoli di ogni arazzo che cadenzano le aventure di Giuseppe: Il sogno dei manipoli; Giuseppe racconta il sogno del sole, della luna e  delle stelle;Vendita di Giuseppe; Lamento di Giacobbe; Giuseppe e la moglie di Putifarre. Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre; Giuseppe in prigione e il banchetto del faraone; Giuseppe spiega il sogno del faraone delle vacche grasse e magre; Vendita del grano ai fratelli. Giuseppe prende in ostaggio Simone; Beniamino ricevuto da Giuseppe; Convito di Giuseppe con i fratelli; La coppa di Giuseppe ritrovata nel sacco di beniamino; Giuseppe Trattiene Beniamino; Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli e congeda gli Egiziani; Giuseppe perdona i fratelli; Incontro di Giuseppe e Giacobbe in Egitto; Il Faraone accetta Giacobbe nel Regno; Giacobbe benedice Giuseppe; Sepoltura di Giacobbe.

Ma è anche bello, osservare alcune scene indimenticabili, come quella della camera da letto, dove la moglie di Putifarre nuda, non riuscendo a convincere Giuseppe a giacere con lei, gli toglie la tunica per poi accusarlo di averle usato violenza. O, ad esempio, la curiosità per l’errore banale di Bronzino che non conoscendo l’Egitto ne riproduce il paesaggio come se fosse la valle del Tevere, aggiungendoci persino il Colosseo.

La moglie di Putifarre, nuda, provoca Giuseppe
La moglie di Putifarre, nuda, provoca Giuseppe

Insomma, una storia da leggere attraverso le immagini con passione e un po’ di invidia per Giuseppe che, nonostante tutto, prevale sempre di fronte alle avversità, senza perdere la calma, e in più sfrutta con accortezza il dono di vedere – come dice il curatore Luois Godart – al di là della pellicola della realtà la verità delle cose.

Orari: lunedì: 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30-19,30; giovedì e sabato: 9,30 – 22,30. Biglietti: intero 10,00 euro; ridotti 8,00/5,00 euro

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