LA TAVOLA ITALIANA, RICCA DI SAPORI E SAPERI

di Ugo Perugini

 Nello splendido scenario della Villa San Carlo Borromeo, a Senago, si è svolta la presentazione del progetto culturale “La Tavola Italiana” – associazione con sede in corso di Porta Vittoria 18 – con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze italiane agroalimentari.

Non poteva esserci location più adatta di questo splendido edificio e del suo parco che vanta origini antichissime: era un insediamento celtico nell’ottavo secolo a.C., è stata roccaforte romana, poi conquistata dai Longobardi, proprietà dei Visconti e poi dei Borromeo, divenendo ai tempi della peste manzoniana, un luogo di riparo di teologi, sotto la guida di San Carlo Borromeo. Una villa che racchiude opere di grande valore artistico: pitture, sculture, arredi, affreschi, ecc. fatti realizzare da Giberto Borromeo con l’intento di valorizzare al meglio questa struttura. Dopo un periodo di abbandono, l’edificio è stato oggetto di restauro nel 1984, allorché fu ospitato il congresso internazionale del Secondo Rinascimento. Un luogo che racchiude al suo interno tesori di grande qualità e oggetti artistici, spesso unici, a testimonianza di un patrimonio ricchissimo, pronto ad accogliere l’ammirazione dei viaggiatori che verranno nel nostro Paese per l’Expo.

 Il progetto della Tavola Italiana, di cui ha parlato il fondatore, Stefano Goracci, si inserisce perfettamente nel tema indicato dall’esposizione universale, ma lo affronta in modo dinamico, analizzando la filiera che parte dalla materia prima e arriva al prodotto finito.

In questo percorso, vengono messi in evidenza la tradizione, la cultura, le pratiche agricole corrette e i segreti di una lavorazione la cui origine, talora, si perde nei secoli e che ha consentito, attraverso la creatività e l’intelligenza dell’uomo, di valorizzare al massimo i frutti della terra.ù

Uno stand con specialità locali
Uno stand con specialità locali

In tale contesto primeggia, né può essere altrimenti, la qualità, l’unicità del prodotto enogastronomico, basato su un disciplinare di produzione molto severo che ne attesta il valore, che fa riferimento a cinque pilastri fondamentali: l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente, l’artigianato e l’arte. Cinque “A”, che sono anche gli elementi costitutivi della cultura e del gusto italiano, che può e deve rappresentare anche un percorso didattico ad uso delle nuove generazioni.

Il contributo di uno storico del settore come Tommaso Lucchetti ha poi consentito di dare caratura culturale a tutto il progetto. Cucinare, ha detto l’esperto, significa esprimersi attraverso un’arte sopraffina, effimera quanto vogliamo, ma enormemente coinvolgente perché capace di stimolare tutti i nostri cinque sensi. A cominciare dalla tavola imbandita, una vera e propria proposta scenografica, oltre che momento di esibizione della propria ricchezza e raffinatezza, fino alla presentazione dei piatti, di buon sapore ma anche curati esteticamente. Un profluvio di profumi, odori, suoni (in genere i pranzi erano accompagnati anche da esibizioni di musici), con un intreccio di dialoghi, di scambi di idee, anche perché i convivi favorivano incontri tra personaggi importanti, spesso per coronare accordi, affari, nozze, ecc.

L’incontro è proseguito con gli interventi di Rita Mulas, ricercatrice, che con una appassionata relazione ha sottolineato il suo impegno diretto con l’obiettivo di ottenere prodotti belli, buoni e sani, in una visione olistica e integrata che faccia appello a tutte le risorse che servono alla riqualificazione del territorio.

Prima della presentazione del documentario “Ricchezza. La Tavola Italiana” di Claudio Viola, lo stesso regista ha sottolineato la strategia che ha animato il suo lavoro, iniziato nel luglio dello scorso anno, e che lo ha portato a scoprire realtà spesso poco conosciute in ambito agroalimentare italiano ma che corrispondono a veri esempi di come sia possibile non solo tutelare ma anche valorizzare con sapienza la nostra cultura e il nostro senso dell’ospitalità, riandando alle radici più autentiche del nostro passato. Una frase del cortometraggio ci sembra ben riassumere questo concetto: “Il tempo è la misura della qualità”.

Naturalmente, quanto detto è solo la punta dell’iceberg. La Tavola Italiana ha in serbo molte novità: promuoverà una serie di eventi sul territorio per supportare i suoi progetti, in collaborazione con i Gruppi di Azione Locali e Costieri con l’obiettivo generale di trasmettere al pubblico la consapevolezza del valore unico, sia culturale sia salutistico, della dieta mediterranea, in particolare quella italiana, che sta alla base delle nostre tradizioni più radicate.

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