TRE SORELLE E UN URAGANO PRONTO A SCOPPIARE

di Ugo Perugini

C’è nel lavoro di Beth Henley “Crimini del cuore”, portato in scena dal regista Marco Mattolini, al Teatro San Babila fino al 3 maggio, più di qualche riferimento alla commedia di Cecov “Tre sorelle”.

Si affronta il tema della felicità e dell’infelicità della donna, con una chiave interpretativa legata al presente, alle cose di ogni giorno, ai gesti quotidiani, ripetitivi e tranquillizzanti. In un’atmosfera che riesce a mixare, come in un cocktail fulminante, angoscia e ironia.

Questo, mentre sullo sfondo, come un uragano, è pronta a scoppiare la reazione, la ribellione a una vita che non soddisfa, che soffoca, che impedisce di essere veramente libere. Buona la trovata scenografica dell’intelaiatura che simboleggia la casa e la lampada appesa ad essa che ondeggiano, incontrollabili, al sibilo del vento.

Tre donne, in sintesi, che cercano, in modo spesso goffo e velleitario, di opporsi al loro destino, una al vecchio nonno egoista, l’altra al marito possessivo e violento, la terza a un successo inseguito più come via di fuga che come realizzazione di sé.

Si sente che dietro questo lavoro c’è una donna, probabilmente femminista, e il suo forte desiderio di emancipazione che ancora però fatica a manifestarsi in modo razionale. E nel dramma questa rabbia corrosiva si trasforma in violenza impulsiva contro se stessi e gli altri.

Il suicidio della madre delle tre sorelle aleggia in modo sinistro e incombente sulla scena fino a che Babe, fallendo in modo ridicolo nel suo stesso tentativo di farla finita, compie l’estrema dissacrazione di questo gesto e ne coglie tutte le valenze paradossali.

Questa rabbia sorda, alimentata nel tempo da dolorose e talora umilianti frustrazioni, si degrada fino a decantarsi, toccando il suo apice nella scena, godibilissima, in cui le tre donne si lasciano andare a una sadica, sguaiata, incontenibile e liberatoria, risata alla notizia che il nonno è entrato in coma.

Un lavoro che si presta a molte chiavi di lettura ma che ha trovato nella regia di Mattolini un equilibrio notevole che non scade mai nel grottesco che avrebbe depotenziato le indubbie e urticanti verità del testo.

Uno spettacolo che, dopo le travagliate vicende di tipo economico che ha superato, merita di essere visto per l’ottima prestazione delle tre attrici protagoniste: Benedicta Boccoli, Fulvia Lorenzetti e Paola Bonesi, con la collaborazione degli altri tre interpreti: Cristina Fondi, Marco Casazza e Leonardo Sbragia.

 

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