Gli ultimi giorni di Verdi a Milano

di Carlo Radollovich

Il 20 gennaio 1901 il grande compositore, ormai ottantasettenne, pranzò presso il Grand Hotel et de Milan come d’abitudine, dopo aver scelto raffinate pietanze su una speciale lista, espressamente creata per lui e sulla quale figuravano le sue iniziali.

Nel pomeriggio si intrattenne con Arrigo Boito, l’avvocato Campanari e il celebre soprano Teresa Stolz, classe 1834, per una combattuta partita a scopa, su cui le cronache non ci dissero come si concluse.

In serata una cena leggera e poi si coricò. Si addormentò, secondo il parere dei medici, senza avvertire malori. La mattina seguente si alzò abbastanza presto perché doveva recarsi da un amico, ma mentre si stava vestendo fu colpito da una violenta paralisi celebrale. Gli riuscì di sdraiarsi sul letto, ma gli mancò contemporaneamente l’uso della parola.

La notizia della grave malattia che aveva colpito il musicista si sparse subito per Milano, venne riportata dai supplementi dei giornali e volò per l’Italia attraverso il telegrafo. E la gente non si stancava di chiedere notizie, di esprimere speranze sulla salute di Verdi e di formulare auguri. Una folla di cittadini d’ogni ceto sostava in via Manzoni per sapere le ultime novità e attorno all’hotel, per attutire ogni tipo di rumore, venne steso uno strato di paglia e anche di segatura.

Re Vittorio Emanuele III, salito al trono nell’agosto dell’anno precedente, pregò il prefetto di tenerlo costantemente informato sullo stato di salute e venne disposto affinché tre telegrammi al giorno partissero per Roma. Il monarca amava parlare del grande musicista e si ricordava del giorno in cui lo conobbe a Roma, assieme al padre re Umberto I, in occasione della rappresentazione del “Falstaff”.

Al capezzale del compositore si recò il professor Pietro Grocco (dal 1888 medico personale di Verdi) e furono chiamati anche altri illustri clinici. Ma la morte sopraggiunse il 27 gennaio anche se la sua forte fibra, per sette giorni, lottò strenuamente.

I funerali si svolsero come egli aveva chiesto, senza sfarzo, senza musica, nel modo più semplice, così come la sua vita era sempre stata. E la mattina del 30 gennaio, alle 7,30, si calcola che centomila persone rimasero al freddo intenso, in attesa che il grande maestro passasse per l’ultima volta davanti ai loro occhi. La città chiuse negozi, uffici, stabilimenti e il gran lutto non si espresse nelle consuete esteriorità, ma penetrò nei cuori estremamente rattristati di tutti i milanesi.

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