LA FESTA DELLA DONNA. MOSTRA AL SALONE DI VIALE LUCANIA

Di Ugo Perugini

Il Centro Culturale Artistico di viale Lucania 18, sempre in prima linea nella promozione della creatività artistica sotto diverse forme, ha presentato ieri una Mostra collettiva di pittura, scultura e ceramica  – che resterà aperta fino al 22 marzo – all’insegna della donna, di cui oggi si celebra la festa.

La maggioranza degli artisti presenti sono donne e anche i soggetti, in prevalenza rispecchiano il mondo femminile. In ogni caso, la manifestazione va segnalata per la notevole qualità dei lavori presentati nel loro insieme.

Spesso, occorre dirlo, c’è un sottile pregiudizio nel visitare queste manifestazioni, perché si ha l’idea che chi espone queste opere sia il classico “pittore della domenica”, colui che ha trovato un modo piacevole di trascorrere il proprio tempo libero, senza troppa fatica,  e che appaga il suo “amor proprio” esponendo al pubblico e ricevendo i complimenti, spesso solo di circostanza, di amici e parenti.

Opera di Silveria Casiraghi
Opera di Silveria Casiraghi

Visitando la Mostra intitolata “La festa della donna”, si è costretti a lasciar cadere certi preconcetti. Qui, infatti, nella grande maggioranza dei casi, non c’è improvvisazione, estemporaneità, pressappochismo. Ci si accorge che gli autori delle opere hanno lavorato seriamente, hanno riflettuto su quello che stavano realizzando, si sono impegnati a scegliere la strada meno facile per arrivare ad esprimere la loro creatività. Certamente un contributo importante va anche ai Maestri che operano nel Centro e che li hanno orientati e seguiti a dovere.

In alcuni casi, abbiamo potuto apprezzare la straordinaria capacità di ricercare il giusto e difficilissimo rapporto (perché continuamente cangiante) tra luce ed ombra, il sottile discrimine di una sfumatura di colore, l’attento dosaggio nel valutare i pieni e i vuoti, nel trascendere le forme o interpretarle nella chiave di uno spazio o di una campitura particolare.

Opera di Monica Aliberti
Opera di Monica Aliberti

Insomma, in moltissime delle opere esposte si è potuto cogliere quella sensazione – davvero privilegiata al giorno d’oggi – di essere di fronte a un messaggio poetico, a un’opera che non è vana accozzaglia di colori, ma è in grado di interrogarci, di farci soffermare, di stimolare e sollecitare la nostra attenzione e la nostra fantasia. Questa è la chiave più semplice che ha l’arte autentica, indipendentemente dalla risonanza dei nomi che ci stanno dietro, per arrivare alla gente, che è poi l’obiettivo più importante anche in termini di valore sociale. Esserci riusciti è un risultato che ha sempre qualcosa di miracoloso.

 

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