A MILANO, IN BICI

di Carlo Radollovich

La maleducazione di certi automobilisti nei confronti dei ciclisti è spesso da cartellino giallo (a volte rosso).

Alcuni esempi: colpi di clacson che improvvisamente scattano per un povero tapino che sta dribblando una rotaia, schizzi di pozzanghera facilmente evitabili rallentando l’andatura per evitare docce fredde ai malcapitati, suono del campanello frequentemente ignorato, sorpassi che a volte rasentano la manopola di sinistra del manubrio, portiere che troppo spesso si aprono all’improvviso e che mettono in chiara difficoltà il ciclista, eccetera.

Ma se è vero che chi è al volante è troppo spesso irriguardoso nei riguardi delle bici, si osserva altrettanto frequentemente che i ciclisti ignorano le più elementari norme stradali. Capita di vederli transitare ad un incrocio quando il semaforo segna rosso, viaggiare contromano non solo nelle vie spaziose, ma persino nelle viuzze strette, imitare certi sciatori di slalom sui marciapiedi, pedalare con disinvoltura nelle ore serali e notturne con lampade (se montate) totalmente spente, ignorare completamente il casco, compiere attraversamenti in sella sulle strisce pedonali.

E siamo certi che la bicicletta sia sempre al massimo della funzionalità prima di inforcarla ? I freni devono essere ben funzionanti, prestando attenzione al consumo dei cosiddetti pattini, le gomme sempre gonfie in modo ottimale, la catena oliata quanto basta liberandola da eventuali piccolissimi detriti, posizionare sempre il sellino secondo la propria altezza, specialmente dopo aver prestato la bici a un amico, indossare capi d’abbigliamento chiari (meglio dotarsi di giubbini catarifrangenti durante le ore notturne), non ascoltare musica mentre si pedala.

Insomma, il codice stradale va tenuto sempre…in evidenza non soltanto da auto e moto, ma anche dalle bici. Certo, i ciclisti si fanno forti (purtroppo) perché i vigili, nella quasi totalità dei casi, non elevano contravvenzioni e anche perché i pedoni (per lo più anziani) raramente reagiscono a parole davanti a “misfatti” ciclistici. Tuttavia, chi pedala usualmente, dovrebbe leggersi alcune statistiche poco prima di mettersi in sella. Infatti, nel 2013, in Italia ben 250 persone sono morte in bici e 16.500 quelle ferite. E la città in cui si registrano parecchi incidenti è proprio Milano: 1200 persone sono rimaste coinvolte, sempre nel 2013.

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