MILANO, LE SUE STORICHE DECISIONI DI RISCOSSA

di Carlo Radollovich

Quando gli austriaci ritornarono a governare la nostra città nel 1815 (il Congresso di Vienna, nello stesso anno, aveva concesso a Vienna quella parte di territorio italiano che si sarebbe chiamata Lombardo-Veneto), i milanesi mal sopportavano gli spropositi politici e le continue aggressività dell’odiato nemico.

Anche sotto Maria Teresa, nel diciottesimo secolo, i nostri concittadini sentivano il peso della dominazione straniera, ma almeno apprezzavano, sotto il profilo amministrativo, quanto varato da Vienna: vedi ad esempio l’introduzione del catasto, la divisione del potere finanziario da quello giudiziario, l’attribuzione dei numeri civici, l’istruzione primaria obbligatoria, la promozione della cultura.

Con Francesco Giuseppe d’Asburgo Lorena, la situazione peggiorò a tal punto da far intravedere ribellioni squisitamente di popolo, guidato da una borghesia appassionata. E l’esplodere di tali ribellioni si verificò con le Cinque giornate del marzo 1848, ove si notò la veemente sommossa dei cittadini, armati più di disperazione che di armi, tanto da indurre alla fuga gli invasori. Purtroppo, come noto, la libertà conquistata durò soltanto pochi mesi e nell’agosto di quello stesso anno, gli austriaci erano ancora a Milano, più intransigenti e vessatori che mai.

Ma undici anni dopo (1859), grazie al comune sforzo militare di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III, fu vinta buona parte delle resistenze di Vienna.

E la travolgente volontà dei meneghini si manifestò anche alla vigilia della prima guerra mondiale, una volontà che promosse la partecipazione dell’Italia al conflitto. Tale partecipazione fu decisa irresistibilmente nelle piazze milanesi, ove si impose quel movimento definito “interventismo” che scosse e travolse i dubbi romani, contribuendo a vincere la resistenza dei governanti. Certo, vi furono momenti tragici come la disfatta di Caporetto, ma se l’Italia non vacillò e riuscì a risorgere dopo questo tremendo colpo, ciò fu anche da ascrivere all’opera “condottiera” di Milano, che volle vincere lo scoramento e incitare alla resistenza in tutte le sue forme.

L’Italia stessa, dopo i tragici eventi bellici che si protrassero sino al 1918, riuscì finalmente a riprendersi tutti quei territori che erano sacrosantamente suoi.

E Milano, ancora una volta, al centro di uno straordinario fervore, era riuscita a contagiare, grazie alla sua innata forza propulsiva, tutti i nostri connazionali.

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