SANT’AMBROGIO E IL SUO GREGGE

di Carlo Radollovich,

Quasi copiando il significato del roboante vocabolo “romanità” (che forse intende riassumere le virtù più elette e le qualità migliori di un popolo), i milanesi hanno voluto nei secoli rifarsi al suo cittadino più illustre, niente meno che Sant’Ambrogio, per creare quel sostantivo particolare e cioè “ambrosianità”, ritenuto assai adatto per sottolineare il loro carattere, la perseveranza, l’impegno costante nel lavoro.

E quando il vescovo Ambrogio, nella seconda metà del quarto secolo (a partire da dicembre 374), governò con grande saggezza e determinazione la città di Milano, riuscì ad imprimere quei segni inconfondibili di comportamento religioso e civile che possono essere ritenuti validi anche oggi.

La “carriera” di Ambrogio costituisce un esempio insuperato di rapidità. Infatti, in otto giorni fu battezzato, ordinato sacerdote e consacrato vescovo.

Il suo merito  principale ? Era coltissimo, geniale, arguto, letterato e poeta, ove il suo stile fu sempre dolce e misurato. E come l’Orfeo mitologico che ammansiva gli animali, egli riusciva ad imporre ovunque la calma e la ponderazione tra i milanesi (i suoi “figli”, come spesso amava chiamarli), cercando con notevole forza d’animo di ricondurre i facinorosi a più miti consigli.

Lasciò pure un indelebile segno nella liturgia e le riforme, da lui promosse, furono mantenute nella diocesi di Milano anche dai suoi successori

Costretto in più di una circostanza a combattere l’eresia, lo fece con tanta veemenza da far nascere la leggenda che, contro i diffamatori della religione, facesse uso addirittura dello staffile. Forse, “ambrosianità” significa anche bontà e saggezza non disgiunte da decisioni energiche, quando è necessario adottarle.

Ma anche un suo altro pregio è da ricordare: costretto ad insorgere contro il paganesimo, non del tutto domato in Milano, ricorse ad una particolare forma di ironia che risultò più corrosiva e suadente della violenza. Il cristianesimo prevalse e molti idoli furono gradatamente sconfitti.

La sua predicazione e soprattutto la sua grande fede furono determinanti per la conversione di Agostino al cristianesimo (386), il quale, manicheo, era venuto a Milano per insegnare retorica. Gli parlò anche della Vergine Maria, modello per tutti i credenti, pregandolo di cogliere assieme a lei tutti i frutti derivanti dalla venuta di Cristo.

Si mostrò pure grande avversario dell’arianesimo, scontrandosi addirittura con l’imperatrice Giustina. Ma alla fine, l’energica e bene impostata azione del vescovo Ambrogio prevalse. Molti concittadini gli furono grati e ammirarono in lui lo straordinario coraggio e l’impareggiabile ardore spirituale.

L’amore per Sant’Ambrogio è vivo ancora oggi, in molti milanesi. E infatti, ogni mese di dicembre, il giorno sette, una fila lunghissima di fedeli scende nella cripta ove sono conservate le sue spoglie per recitare, a fior di labbra, una semplice preghiera.

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